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LAMEZIA: "AMICI DELLA TERRA", DEGRADO IDROGEOLOGICO DEL TERRITORIO

Lamezia Terme (Catanzaro), 17 Feb. 2008 - La  frana riattivata  il giorno di San Valentino in località Mitoio, lungo la strada provinciale  105 e che ha impedito il passaggio di  scuolabus, ambulanza e  volontari della protezione civile della “Malgrado tutto”,  gli altri dissesti recentemente attivati e le più note frane di Via dei Normanni e di  “Calia” evidenziano ancora una volta come nel lametino e nella regione  il problema della sicurezza non è limitato al fenomeno mafioso ma riguarda anche quello del diffuso e grave degrado idrogeologico del territorio.

Fenomeni in parte connessi e ricorrenti con tragedie sempre poste all’attenzione dell’opinione pubblica, al momento del loro manifestarsi, ma non ancora considerati dall’insieme della classe dirigente con la continuità e le energie adeguate per contrastarli.  Una classe dirigente  che continua a trascurare le potenzialità di sviluppo ed i rischi della realtà geoambientale di Lamezia Terme con un territorio esteso 160 chilometri quadrati, in pratica, come la somma dei tre comuni di Catanzaro (111 Kmq), Cosenza (37 Kmq) e Villa san Giovanni (12 Kmq).

Così come continua trascurare la necessità di informare e formare i cittadini sui vari tipi di rischio ai quali sono esposti, sul cosa fare e dove andare in caso di emergenza per come disposto da precise direttive e norme regionali e nazionali di Protezione civile.

Va considerato che i dissesti che limitano la viabilità sulle Strade montane del lametino ricadono nel contesto di più vaste superfici segnalate in frana nel Piano di Assetto Idrogeologico della  Calabria del 2001.

Lo stesso Piano ha individuato e delimitato nel territorio di Lamezia Terme vaie aree a rischio:  moderato, medio elevato e molto elevato.

In particolare nel comune di Lamezia Terme sono stati delimitati: 2.100 metri quadrati di aree a rischio elevato R3,  dove esiste la possibilità di danni a persone, danni funzionali ad edifici ed infrastrutture che ne comportino l'inagibilità; e 9.800 meq di  aree a rischio molto elevato R4, cioè, dove esiste la possibilità di perdita di vite umane o lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici ed alle infrastrutture e attività socio-economiche.
Come non va trascurato che nel PAI sono delimitate moltissime aree in frana sui rilievi collinari e montani prossimi a tutti i nuclei urbani di Nicastro, Sambiase, Bella, Zangarona, Fronti Gabella, Acquafredda della stessa Lamezia Terme.

Nelle aree di pianura, molto estese e diffuse sono le aree a rischio idraulico individuate dal PAI. In proposito va considerato quanto sottolineato nello studio per il Piano della costa dove si legge: “la Piana deve il suo attuale ordine fluviale certamente alle opere di della Bonifica degli anni venti e trenta del secolo scorso;un ordine razionale raggiunto per mezzo di ingenti investimenti di risorse economiche e umane il quale, per mantenere nel tempo la sua efficienza impone un’opera costante e attenta di controllo e di manutenzione dei letti, degli argini, delle foci come condizione essenziale per il mantenimento del nuovo equilibrio e la salvaguardia della ricchezza produttiva”.

“Ma qualsiasi, anche modesto decadimento delle opere idrauliche, con il malfunzionamento delle reti di drenaggio, l’intasamento degli alvei, la perdita delle pendenze, ineluttabilmente rileva l’inclinazione latente dell’insieme territoriale, se non continuamente presidiato, a riprodurre le condizioni naturali originarie scivolando in una sequenza crescente di allagamenti, esondazioni minori o maggiori, impaludamenti”.

Va tenuto conto che i lavori della bonifica e le opere idrauliche sopra hanno riguardato anche la gran parte dei tratti collinari dei corsi d’acqua e che le stesse opere idrauliche attualmente presentano rilevanti e diffusi fenomeni di degrado e usi impropri.

Così come va ribadito che sul diffondersi del degrado idrogeologico e dei rischi connessi, un ruolo determinante è svolto dalla risorsa acqua: l’oro blu del terzo millennio, l’elemento all’origine di gran parte dei conflitti in atto sul Pianeta, e al centro della campagna internazionale “Acqua per la vita promossa dall’UNICEF. Paradossalmente, l’abbondanza d’acqua a Lamezia Terme come in Calabria, invece di sviluppo e ricchezza, provoca movimenti franosi sui rilevi collinari e montani, inondazioni in pianura con l’allagamento ed il convogliamento anche di rifiuti e, quindi, l’inquinamento delle falde idriche e delle acque marine.

Va detto che alcuni interventi utili per la messa in sicurezza del territorio sono stati programmati dall’Amministrazione comunale. Come utili risultano scelte precedenti come ad esempio realizzare i parchi fluviali. Interventi che vanno nella direzione giusta ma non bastano.

Per una seria politica di difesa del suolo e del risanamento del degrado idrogeologico con la messa in sicurezza di tutto il territorio occorre molto di più ed azioni coordinate a breve e medio periodo tra comuni,  comunità montane, province, regione e Governo nazionale. Non è complesso e nemmeno costoso, prevedere e far conoscere ai cittadini quali e dove sono le aree e popolazioni più esposte a rischio frana e alluvione che certamente saranno colpite da inevitabili piogge, scuotimenti e tsunami.

E’ possibile e doveroso prepararsi ad affrontare le prossime inevitabili emergenze con la redazione e attuazione dei “Piani di protezione civile per il rischio idraulico-geologico a salvaguardia delle popolazioni” coerentemente alle “Direttive per l’adozione delle misure di Protezione Civile connesse al Piano Stralcio di bacino per l’Assetto idrogeologico Regionale e previste dalle Norme di Attuazione del PAI”.

Direttive, dove sono elencati i dati che i Piani devono contenere sia riguardo le varie mappe dei rischi che gli scenari degli eventi attesi e le aree per l’emergenze. “Per scenario s’intende la descrizione sintetica ed una valutazione preventiva del danno relativo a popolazione, strutture abitative e produttive, infrastrutture, patrimonio ambientale e culturale, ecc. al verificarsi dell’evento critico di riferimento nelle aree a rischio R4 e R3, nonché per i punti e le aree di attenzione, per i quali non sono stati definiti i livelli di rischio come previsto nelle Norme di Attuazione e Misure di Salvaguardia del PAI”.

Per la valutazione dello scenario, tra l’altro, necessita: l’individuazione degli eventi idraulico-geologici di diversa gravità che possono interessare il territorio comunale; la conoscenza del numero complessivo di popolazione interessata dall’evento; la conoscenza della pericolosità e, quindi, degli eventi storici di tipo idraulico-geologico in termini di numero, frequenze e severità degli eventi; la conoscenza della vulnerabilità dei beni esposti (edifici, infrastrutture viarie,tecnologiche, produttive, ecc.); la conoscenza dell’esposizione (valutazione dei flussi pendolari, turistici che interessano l’area).  Sono inoltre indicate le strategie per la mitigazione del rischio idraulico-geologico consistenti in un ampia gamma di scelte da attuare sia in fase preventiva, sia in tempi di normalità, che in fase di emergenza idraulico-geologica. E, tra quelle più efficaci, sono indicate:

a) la conoscenza dei parametri di rischio; b) la predisposizione di piani locali di emergenza, al fine di mettere in atto, per tempo, tutte le specifiche procedure di salvaguardia e gestire gli interventi di soccorso ed assistenza alle popolazioni in caso di inondazioni e,o frane; c) l’adeguamento degli strumenti urbanistici alle Norme di Attuazione del PAI; d) l’informazione alla popolazione sulle condizioni di rischio, sulle iniziative dell’Amministrazione Comunale e sulle procedure d’emergenza; e) l’organizzazione e la promozione di periodiche attività addestrative per sperimentare ed aggiornare i Piani.

In pratica esistono tutti gli strumenti, le conoscenze  e le norme da rispettare  per passare dalla pratica dell’emergenza alla cultura della prevenzione.

Geologo Mario Pileggi
Presidente Amici della Terra Lamezia Terme


TERREMOTO: SCIAME SISMICO LUNGO LA FASCIA COSTIERA LAMETINA

Lamezia Terme (Catanzaro), 16 lug. 2008 - Le scosse che da qualche giorno sono avvertite in alcuni comuni della fascia costiera lametina sono eventi naturali legati alla geodinamica che da milioni di anni caratterizza la nostra terra.  Eventi con i quali bisogna imparare a convivere senza paura ma preparandosi adeguatamente, tutti ed in ogni luogo. Scosse di minore intensità sono registrate in modo continuo dai sismografi presenti nella regione. D’altra parte l’attività macrosismica del territorio lametino e dell’intera regione è ben documentata nelle rocce e dalla storia millenaria dei popoli che hanno abitato lo stesso territorio.  In particolare per quanto riguarda il terremoto del 1638 esistono vari documenti storici che descrivono i devastanti effetti in tutto il tessuto urbano intorno al castello Normanno e le chiese di Nicastro come quella di San Francesco dei Padri Riformati e dell’antichissima Cattedrale. Cosi per il terremoto del 1783 che provocò maggiori danni nella fascia costiera dove si inabissò la Città di Santa Eufemia per come descritto nella nota pubblicazione della Reale Accademia delle Scienze di Napoli da Pacifico e Fasano. In proposto è da ricordare che proprio nel mese di marzo di cento anni fa un terremoto con intensità, nella zona epicentrale, del quinto-sesto grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg colpiva il territorio del capoluogo e di molti comuni della provincia, tra cui, Nicastro, Sambiase, Tiriolo, Cortale, Borgia, Maida, Soveria Mannelli, Gimigliano, Nocera Torinese, Gasperina, Squillace. L’evento di marzo, significativo della sismicità della zona, è tuttavia molto meno rilevante del più tristemente noto terremoto-tsunami che rase al suolo Reggio Calabria e Messina nel dicembre dello stesso 1908 e che rappresenta il più disastroso evento naturale degli ultimi cento anni dell’intero Mediterraneo. Le cause dell'elevata sismicità della regione sono legate alla specificità geologica del suo territorio. Il recupero della memoria storia e le più recenti conquiste scientifiche evidenziano che i terremoti, come alluvioni, non sono eventi imprevedibili dovuti alla fatalità, ma sono dati legati alla storia ed alle caratteristiche geostrutturali della Calabria. A differenza del resto della catena appenninica, l'Arco Calabro è costituito da antichissime rocce cristalline molto fratturate e sottoposte, da milioni di anni, a vari movimenti di traslazione e sollevamento. L'alta sismicità della Calabria in pratica è una delle manifestazioni dei rapidi processi di evoluzione geologica in atto nella regione e nel Mediterraneo. E, ai processi di oceanizzazione del Tirreno, alla formazione di vulcani come il gigante Marsili ed alla formazione di fratture con spinte rotazionali dell’Arco Calabro sono da associare anche i terremoti tsunamigeneci. Il rischio potenziale di tsunami sulle coste calabresi emerge, d’altra parte, dall’alto tasso di terremoti disastrosi e maremoti contenuti nei cataloghi italiani. Dagli stessi cataloghi, oltre al grafici sulla storia sismica dell’ex comune lametino riportati, emerge che gran parte dei sismi degli ultimi quattro secoli sono stati tsunamigeneci. E poiché i processi geologici, com'è noto, durano milioni di anni, è evidente che terremoti distruttori (come ad. es. quelli del 1638, 1783, 1888, 1905, 1908 che hanno gravemente colpito tutti i 409 comuni della nostra regione) continueranno a scuotere la Calabria ancora per molto tempo.  Così com'è altrettanto evidente che più ci si allontana dall'ultimo forte evento sismico, più aumentano le probabilità del suo ripetersi. È vero che non è possibile prevedere quando e come si manifesterà il prossimo terremoto; ma è altrettanto vero che si può e si deve arrivare preparati come si è fatto e si sta facendo, ad esempio, negli Stati Uniti ed in Giappone con attività sismica superiore a quella della Calabria. Cosa fare dunque per difendersi e convivere con terremoti e tsunami ?

Per arrivare preparati, oltre ad immediati ed adeguati finanziamenti per gli interventi di risanamento e di bonifica sismica del patrimonio edilizio esistente ed in particolare delle costruzioni di maggior rilievo e più esposte al rischio di crollo, è necessario realizzare una capillare azione di sensibilizzazione e di crescita della coscienza sismica di massa indispensabile per attuare una razionale, estesa ed efficace rete Protezione Civile. Mentre la messa in sicurezza delle costruzioni richiede interventi dal costo molto elevato e tempi lunghi, la messa in sicurezza delle popolazioni con la redazione dei Piani comunali di emergenza hanno costi irrisori e possono essere redatta in tempi molto brevi. La pianificazione di emergenza permette ai comuni la definizione degli scenari di danno, l’organizzazione di un corretto modello di intervento di protezione civile e incisive attività di informazione rivolte ai cittadini per creare una vera e propria sensibilità per i temi legati alla prevenzione e alla mitigazione dei rischi. Le situazioni di emergenza, ovviamente, possono verificarsi in qualunque posto ed in qualsiasi momento. E, quindi, solo promuovendo in modo continuo attività di informazione, educazione ed esercitazione in tutti gli ambiti, dalle scuole ai luoghi di lavoro, dalle singole abitazioni alle comunità comunali, si potrà formare una coscienza sismica in grado di affrontare senza panico il terremoto. Per arrivare preparati e riuscire convivere con il terremoto il Piano di emergenza di protezione civile comunale è certamente lo strumento fondamentale da adottare e aggiornare.  E, la preparazione sarà tanto più elevata ed efficace per ridurre i danni, quanto più i Piani redatti dai comuni saranno aderenti e rispettosi delle dettagliate ed ampie indicazioni contenute: nelle Linee Guida per la pianificazione comunale di emergenza di protezione civile, nella Direttiva sul Sistema di allertamento per il rischio idrogeologico ed idraulico, e nel manuale operativo per la predisposizione di un piano comunale o intercomunale di protezione civile.  I documenti citati con i tanti altri dati e notizie, disponibili sul sito web della Protezione Civile della regione Calabria - http://www.protezionecivilecalabria.it/ -, ed in particolare l’opuscolo “ NOI la PROTEZIONE CIVILE” in fase di distribuzione, non possono e non devono essere ignorati da ogni cittadino informato ed interessato all’autoprotezione. Altri dati sono disponibili sul sito:  http://www.geologopileggi.it/

Mario Pileggi del Consiglio nazionale dell’associazione ambientalista ONLUS Amici della Terra. Esperto in materia di Protezione Civile, collabora all’attività del progetto europeo Workpad (“An Adaptive Peer-to-Peer Software Infrastructure far Supporting Collaborative Work of Human Operators in Emergency/Disaster Scenarios”).

 

 

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