NUCLEARE: EURISPES, ITALIANI LO BOCCIANO
Roma, 24 feb. - Sul nucleare gli italiani hanno piu' tinori e dubbi
che nonottimismi e certezze. Lo dimostra una ricerca dell'Eurispes,
secondo la quale "Con uno scarto di 7,4 punti percentuali rispetto
ai favorevoli, gli italiani bocciano il ricorso al nucleare come
fonte di energia". "Sebbene con motivazioni differenti, gli italiani
affermano di essere contrari alla attivazione di centrali sul nostro
territorio il 45,7% dei cittadini, a fronte del 38,3% dei
favorevoli", si legge nel rapporto, "In particolare, le motivazioni
di quanti si oppongono al nucleare sono il non ritenere questa una
soluzione rapida per risolevere i problemi connessi all'energia
(18,4%) e il timore dei rischi che una tale scelta comporterebbe
(27,3%)". Esiste quindi "un'ansia dettata in parte dall'atavica
paura che si e' stratificata fin dagli anni della Guerra fredda
nell'opinione pubblica e che ha portato, nell'accezione comune e
condivisa, ad associare al termine 'nucleare' scenari apocalittici.
Senza considerare che Cernobyl, che fa parte della nostra storia
piu' recente, ha prodotto momenti di angoscia profonda e ha segnato
indelebilmente l'immaginario collettivo".
25 GENNAIO 2009
di FRANCESCO

Depositi temporanei materiale radioattivo
Quelli dell’Enel vogliono il
nuclerare in Italia e ovviamente a Confindustria sono d’accordo.
Ovviamente dai
nostri politici non si ergono ragionamenti per controproposte.
Che il populismo dilagasse in Italia è risaputo, ma a volte c’è
bisogno di prove, ed eccola qua: energia elettrica prodotta da
centrali nucleari. Agli italiani intanto dovrebbe essere
chiaramente detto quanto costa una centrale nucleare, realizzazione
e manutenzione, per non parlare del fatto che sì, verissimo, si
producono meno gas serra, ma si producono scarti tossici per il cui
smaltimento noi non abbiamo la tecnologia (attualmente ancora
esportiamo, ma pagando, scorie verso l’estero).
Si tratta di impacchettare e confinare materiale altamente
tossico che perde parte della propria pericolosità in migliaia di
anni. Chi paga? Chi vuole vicino casa sua questo potenziale
pericolo? L’Albania?
Gli
U.S.A.? A detta di
Stefano Monti una centrale da 1600
MWe costa circa 3 miliardi di euro per la sola realizzazione che
avviene in circa 4 anni senza tener in conto i processi decisionali
e di studio territoriali, per cui di fatto (come nel
caso finlandese) si arriva tranquillamente ai 12 anni di lavori.
E poi le scorie? Dove transiteranno? Quanto ci vorrebbe affinché noi
stessi riusciamo ad attivarci per “smaltirle” (stockarle) in casa
nostra? E come fidarci dei nostri amministratori pubblici quando si
affidano ad una qualche impresa, soprattutto quando si tratta di
smaltimento di rifiuti…?

Risk assessment - Aggregate index
Quelli che mostrano i
grafici con incidenti mortali dovuti alle varie tecnologie di
produzione di corrente elettrica, mostrano solo le morti immediate,
mentre “latent fatalities are of particular relevance for the
nuclear chain“. Per non parlare di tumori e malformazioni… I
promotori dell’energia nucleare dimenticano spesso che gli
investimenti italiani nel campo sono e sono stati rivolti anche agli
studi
sulla fusione (oltre che sulla fissione). Dimenticano pure che
esiste il fotovoltaico: ancora nel 2006 il
giornale di Confindustria facendo due calcoli faceva capire come
in realtà sia poco costoso l’investimento nel solare, e figuriamoci
oggi, passati più di 2 anni.
Visto che per un grosso impianto (quelli piccoli costano di più
in proporzione) il costo è di circa 5000 euro per kWh di picco, si
calcola facilmente che una centrale da 1600 MWe costerebbe oggi, non
fra 12 anni!, circa 8 miliardi di euro. Di più, certo, ovvio. Solo
che, solo che, solo che… La CO2 scordatevela. Le scorie scordatevele
(fra l’altro esistono già aziende e associazioni per il
riciclo dei moduli). Poi quasi scordatevi anche la manutenzione.
Scordatevi tumori e malformazioni. Soprattutto in Italia, con un
sole da far invidia, mi domando: ma a chi diamine conviene fare
nuove centrali nucleari? Si tratterà forse dell’n-simo modo per
sperperare denaro pubblico in opere pubbliche che al pubblico non
servono, ma servono al privato e in particolare ai privati vicini ai
governanti? Inoltre, anche se si spende di più per una tecnologia
che abbiamo oggi e che inquina davvero di meno, perché sottomettere
la salute alla “convenienza” economica?
P.s.: per completezza segnalo i seguenti
articoli di Scientific American sull’argomento: