Scuola, Calabria urla “no a legge Renzi”

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Cosenza- Questa mattina, nel corso di una conferenza stampa, che si è svolta presso la Casa delle culture di Cosenza, gli “Insegnanti calabresi” hanno esposto la petizione depositata al Consiglio regionale.
Con la presenza dei referenti dei comitati dei docenti di tutte le province calabresi l’incontro è stato moderato dal professor Rocco Tassone, docente di Vibo valentia, stigmatizzando la legge in un disegno complessivo che vuole la perdita della libertà di insegnamento, portando la scuola ad essere uno strumento dei poteri forti con uno svilimento dei soggetti pensanti trasformandoci tutti in un esercito di sudditi.
È intervenuta per prima la professoressa Gianfranca Bevilacqua che rappresenta anche la legale del movimento. Ha esposto l’ excursus procedurale che coinvolge la Corte Costituzionale in quanto la Legge è stata definita costituzionalmente illegittima in molti punti. Ha anche ricordato a tal proposito la diffida indirizzata a Mattarella fatta degli Insegnanti calabresi proprio a non promulgare, come garante della Costituzione, una legge che la viola inalmeno nove punti, come è stato evidenziato dal giudice Ferdinando Imposimato con il quale la docente si è relazionata in diverse occasioni e il quale ha sostenuto fin dall’inizio le lotte degli insegnanti. Ha ancora chiarito i motivi del dissenso nei confronti di un eventuale referendum abrogativo, al momento prematuro e, così come prospettato, inammissibile.

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Ha ancora illustrato la forte probabilità di una serie di ricorsi alla Corte Costituzionale al momento dell’applicazione della legge, in seno a processi civili o amministrativi, da parte dei docenti che si riterranno lesi. Ha quindi spiegato la procedura del ricorso regionale ex art. 127 secondo comma cost. per cui un presidente di Regione può adire la Corte qualora ravvisi in una legge un conflitto di attribuizioni e di competenze con i ruoli delle regioni.
Ha poi delineato i contenuti stessi della mozione la professoressa Bianca Laura Granato, entrando subito nel merito delle incostituzionalità, cominciando dall’alternanza scuola-lavoro. A questo proposito, il governo, nel prevedere un numero di ore ben preciso da destinare alla formazione professionale non ha tenuto conto delle peculiarità delle Regioni, che sono gli enti territoriali competenti in materia. Altro punto è la delega in bianco di cui al comma 181 dell’art. 1 riguardante le scuole dell’infanzia, destinate ad essere cofinanziate dalla Regione, dai Comuni e dalle famiglie. Cos’ha in mente il legislatore nell’enunciazione di criteri così confusi da violare l’art. 76 della Costituzione? Forse di addebitare a questi enti o a privati i costi delle scuole dell’infanzia?

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Un altro aspetto inquietante è quello dei docenti precari con 36 mesi di lavoro nelle loro province, vincitori di un ricorso alla Corte europea, assunti con lo squallido ricatto di un contratto triennale su scala nazionale. Questi docenti che costituiscono una prospettiva di progresso e di qualificazione per la nostra Regione, assunti probabilmente nelle regioni del Nord Italia, verranno a sottrarre al PIL della Regione, con conseguente pesante impoverimento delle famiglie smembrate che rimangono in Calabria. Questi sono solo tre degli aspetti incostituzionali della legge 107 che ledono le Competenze regionali, ma ne abbiamo elencati nella mozione diversi altri non meno evidenti e gravi.
Un accento particolare sulla condizione di “deportazione” che sono già di fatto costretti a vivere i docenti precari con il ricatto dell’assunzione è stato posto nell’intervento della prof.ssa Lara Nocito di Cosenza. I precari, infatti, dopo anni di lavoro nelle scuole della loro provincia, subiranno un trasferimento coatto che, nei fatti, porterà gravi disagi a loro e alle loro famiglie. Dovranno scegliere tra il lavoro e gli affetti, trasferirsi al Nord con 1300 euro, docenti che in media hanno 45 anni ed hanno costruito una vita in un luogo ed ora si vedono derubati di ciò che hanno costruito per anni.
Rosella Cerra ha ricordato le varie tappe che hanno portato alla legge di riforma, dall’articolo di circa un anno fa dell’allora sottosegratario all’istruzione Reggi dove si ipotizzava l’aumento dell’orario di lavoro a parità di stipendi, passando per l’opuscolo “La buona scuola” fino alle prime forme del disegno di legge, accompagnate dalle svariate forme di protesta, dai presidi a Montecitorio, gli scioperi, le assemblee sindacale, i boicottaggi delle prove invalsi. L’ultimo passo nel limiti della legalità è ora quello di rivolgersi alla Corte Costituzionale. Ha voluto rimarcare che infatti che i “poteri” conferiti al dirigente andrebbero anche a inrterferire con le competenze delle Regioni in materia di istruzione, aprendo quindi ad una stagione di conflitti e di ricorsi anche in ordine di gestione.

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Corradina Scillia ha illustrato invece quella che è la reale e condivisa riforma della scuola, la LIP (Legge di Iniziativa Popolare) ripresentata al Governo nel mese di giugno e mai discussa. A tal proposito ricorda che per il 5 e 6 settembre a Bologna sono stati convocati gli Stati Generali della Scuola, una due giorni in cui si discuterà di LIP e referendum abrogativo, nella intenzione di raggiungere una condivisione dei quesiti in più ampia possibile.
Infine è intervenuto Francesco la Bernarda da Crotone, rimarcando quanto sia fourviante la definizione di “Buona” di una pessima riforma della scuola. Esorta quindi una azione congiunta con gli studenti per ole prossime azioni di mobilitazione.
Fra gli interventi del pubblico, particolarmente degno di nota quello dello studente Antonio Viteritti del Fronte Gioventù Comunista che, intervenuto al microfono, ha sostenuto che l’alternanza scuola / lavoro, così come ideata, sfrutta gli studenti e sottrae posti di lavoro a disoccupati, facendo quindi una semplice ma efficace analisi sul peggioramento delle condizioni di lavoro in Calabria.
Fra gli interventi quello di Eligio Basile dell’ORSA che ha ricordato che in Calabria la scuola rappresetna la principale agenzia di lavoro esprimendosi quindi in maniera contraria alla forma di assunzione per deportazione.
È intervenuto anche il segretario provinciale della CGIL Pino Assalone il quale ha ricordato che per il personale ATA non vi saranno quest’anno incarichi annuali, in quanto la soppressione delle provincie ha portato alla conversione del personale negli amministrativi delle scuola, senza nulla prevedere per i precari che hanno nel frattempo maturato diritti alla stabilizzazione.
Mentre il Presidente del Consiglio Regionale calabrese, Nicola Irto, ha reso noto tramite il tg3 subito dopo il servizio relativo alla conferenza stampa, che la petizione degli Insegnanti Calabresi nonché mozione del consigliere regionale di Sel, Gianni Nucera, è stata inserita all’ordine del giorno del prossimo Consiglio regionale del 31 agosto (Mozione n. 39/10^).

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“Su questa iniziativa registriamo con soddisfazione un’ampia convergenza delle istituzioni nonché di molti consiglieri al Consiglio regionale, da Flora Sculco di Calabria in rete, ad Alessandro Nicolò di Forza Italia, al capogruppo di Ncd Giovanni Arruzzolo che ha manifestato il suo sostegno direttamente agli Insegnanti calabresi”. Ha così commentato Nucera. Anche il capogruppo di maggioranza Orlandino Greco tramite il suo portavoce avvocato Michele Arnoni che ha raggiunto nella tarda mattinata i docenti al margine della conferenza, ha riferito dell’intenzione del consigliere di sostenere la mozione in consiglio e ha riferito inoltre che già all’indomani dell’approvazione della legge aveva presentato una mozione al Consiglio per discutere sulle “Violazioni gravi dei diritti fondamentali riconosciuti dalla Carta Costituzionale quali il diritto allo studio e la parità di ogni cittadino dinanzi allo Stato”. Il 31 i docenti saranno tutti a Reggio per sostenerne l’approvazione! Il prossimo appuntamento è previsto per venerdì 28 agosto alle 17 in un albergo di Lamezia dove il consigliere Nucera incontrerà il corpo degli insegnanti, i precari e i rappresentanti del settore.