Giornalisti: Ossigeno,croniste minacciate sono doppio bersaglio

women-vinyl1
Roma – Dall’inizio del 2016 a oggi, dopo averne scrupolosamente verificato la fondatezza, Ossigeno ha registrato episodi di minacce a 96 giornalisti italiani. Bisogna precisare che per 56 di loro le intimidazioni si sono verificate nel corso del 2016, per gli altri 40 invece si erano verificate prima ma se n’e’ avuta notizia soltanto quest’anno. E veniamo al dato di genere. Undici di questi 96 sono donne. Le giornaliste sono doppiamente nel mirino: in quanto professioniste dell’informazione e anche in quanto donne. La discriminazione sessista e’ particolarmente evidente tuttora in vari settori dell’informazione nei quali il pregiudizio di genere persiste e spesso e’ addirittura esibito, come nel calcio. Per produrre questi dati senza sbagliare, senza dare patenti immeritate, e’ necessario un enorme lavoro. Ad esempio, nel 2015 l’Osservatorio ha preso in esame oltre mille segnalazioni e ne ha approfondito e ritenuto fondate soltanto 300, certificando che in questi episodi sono stati intimiditi in totale 528 tra giornalisti e blogger. 101 di questi 528 sono donne, il 19% del totale.
Aggressioni, intimidazioni, querele pretestuose, danneggiamenti vari, censura mascherata. Sono molteplici i modi con cui si tenta di imbavagliare o punire giornalisti ‘colpevoli’ solamente di raccontare scomode verita’. I cronisti e le croniste piu’ esposti alle violenze sono quelli che lavorano in periferia e si occupano di corruzione, mafia, malaffare, uso distorto dei soldi pubblici. Spesso sono collaboratori di piccole testate locali o free lance, senza tutele economiche e legali. Quello che accade nell’informazione sportiva offre spunti interessanti. Negli ultimi due mesi gli attacchi ai cronisti sportivi sono cresciuti indistintamente. Ma quelli nei confronti delle croniste sono hanno avuto un segno chiari: il tentativo di mettere in discussione credibilita’, professionalita’ e competenza facendo leva sul connotato di genere. E’ il caso della giornalista Micaela Calcagno, offesa dall’allenatore dell’Inter durante una diretta tv di Mediaset Premium; o di Cinzia Gorla de La Nazione, aggredita verbalmente sul campo dal dirigente del Rosignano Calcio, per un articolo in cui rivelava che i giocatori della squadra erano senza stipendio da mesi. Lo dicono anche le reazioni scomposte del presidente del Napoli Calcio e produttore cinematografico, Aurelio De Laurentiis, l’ultima, nei confronti della giornalista Rai, Valentina Tocchi. Gia’ nel 2012, De Laurentis aveva risposto alla domanda di una cronista che chiedeva chi avrebbe schierato in campo, con queste parole: “Lei nuda, in campo farebbe un figurone”. Spesso a queste espressioni offensive non seguono scuse, neppure se richieste. Purtroppo nel nostro paese di fronte a molte evidenti violazioni della dignita’ e della liberta’ di espressione e di stampa si lascia correre, si minimizza, si finge di non capire, e cosi’ si permette che le intimidazioni e l’oscuramento o la distorsione di importanti informazioni possano realizzarsi. Dal 2006, cioe’ quando e’ iniziato il monitoraggio di Ossigeno, il numero dei giornalisti minacciati e aggrediti e’ cresciuto in modo esponenziale, fino a raggiungere alla data odierna la quota 2769. Non c’e’ regione immune da questo virus (il record spetta al Lazio con 476 casi, seguono la Campania con 336 e la Lombardia con 303).Gli episodi sono riferiti uno per uno sul notiziario online di Ossigeno e i nomi inseriti nella Tabella delle vittime.