25 aprile: prefetto Catanzaro, “una festa che coinvolge tutti”

Catanzaro  – Il richiamo al rispetto dei valori della liberta’ e della democrazia e il toccante omaggio a Carlo Manente, partigiano calabrese sopravvissuto all’eccidio nazifascista del 22 marzo 1944 a Tolentino nelle Marche: sono stati questi i due tratti salienti che hanno caratterizzato le celebrazioni della Festa della Liberazione a Catanzaro. “Il 25 aprile – ha detto il prefetto di Catanzaro, Francesca Ferrandino – e’ un fatto storico e umano che coinvolge tutti, coinvolge un paese intero e coinvolge la regione Calabria. Lo dobbiamo celebrare con la convinzione che soltanto coltivando la memoria con coerenza, memoria e impegno possiamo creare una saldatura, non di forma, ma di sostanza con le giovani generazioni: e’ un compito, questo, che spetta a tutte le istituzioni”. Alla cerimonia hanno preso parte le massime autorita’ militari, civili e religiose del territorio di Catanzaro e anche una folta delegazione provinciale dell’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani, lodata dal prefetto di Catanzaro per il suo impegno nella difesa dei principi della Costituzione. Le celebrazioni della Festa di Liberazione a Catanzaro hanno seguito il classico protocollo, con il picchetto d’onore passato in rassegna dal prefetto Ferrandino, con il saluto alle associazioni combattentistiche, con l’alzabandiera e con la deposizione, da parte del prefetto, di una corona di fiori sotto il monumento che ricorda le vittime della guerra. Molto commovente e’ stato infine l’abbraccio conclusivo tra il prefetto Ferrandino e il partigiano Carlo Manente, oggi 94enne, residente a Catanzaro: “Manente – ha rilevato il prefetto Ferrandino – e’ una figura che ha un grandissimo significato per la Calabria, per le Marche e per il Paese intero, come tutte quelle che hanno combattuto per la nostra liberta’ anche a prezzo della vita”.

 

25 aprile: partigiano 94enne, “la liberta’ e’ impagabile”
“Ai giovani dico che la liberta’ e’ impagabile, ha un cuore e un’anima e perdona, mentre invece la dittatura e’ fredda, spietata e non perdona mai”. Lo ha detto il partigiano Carlo Manente, partecipando alle celebrazioni della Festa della Liberazione a Catanzaro. Manente, che oggi ha 94 anni e risiede nel quartiere Lido del capoluogo calabrese, e’ stato uno dei pochi sopravvissuti all’eccidio nazifascista del 22 marzo 1944 a Tolentino nelle Marche: la sua presenza alla manifestazione del 25 aprile a Catanzaro, insieme a una delegazione provinciale dell’Anpi, e’ stata fortemente voluta dal prefetto, Francesca Ferrandino.
“Oggi – ha affermato Carlo Manente parlando con i giornalisti – sono molto emozionato perche’ finalmente si sono ricordati di me, sono rimasto finora sempre in incognito, perche’ nessuno sapeva quello ho passato. Dopo 47 anni mi hanno scoperto, sono stato ricordato nelle Marche, da trasmissioni televisive anche della Rai, ma mai a Catanzaro almeno fino a qualche tempo fa: molti mi hanno visto in tv e mi hanno rimproverato per non aver mai detto niente, ma ho preferito vivere nel silenzio perche’ – ha spiegato Manente – correvo il rischio di essere preso per pazzo”.

Manente ha poi ripercorso i drammatici momenti della sua cattura nel 1994: “Avevo 19 anni ed ero un atleta. Parto da Catanzaro per fare l’ultima gara della stagione a Trieste e, quando scendo da Trieste, resto bloccato nelle Marche, tra le bombe e la guerra di resistenza. Vado a Tolentino dove si sentiva parlare insistentemente di batterie partigiane attive e cosi’ scelgo di andare in montagna, una scelta fatta all’improvviso: con me – ha ricordato Manente – non avevo nulla, non avevo equipaggiamento, non avevo armi. Insieme a me c’erano tanti altri partigiani: nessuno ci ha obbligato e nessuno ci ha ringraziato ma sentivamo di doverlo fare. Mi sono salvato miracolosamente, per un caso, grazie a un litigio tra un ufficiale nazista e fascista al momento della fucilazione. e dopo essere stato obbligato a buttare i cadaveri fucilati prima di me in un fosso. Queste cose non le ho raccontato mai a nessuno”. Manente, che ha due figli che vivono a Roma con le rispettive famiglie, ha infine voluto inviare un messaggio alle nuove generazioni: “L’altra sera in tv ho sentito Berlusconi dire che l’unico democratico e’ lui. Mi sono sentito ferito, perche’ – ha sostenuto il partigiano calabrese – Berlusconi non ha fatto niente mentre io e tanti altri abbiamo contribuito a dare la democrazia all’Italia affrontando anche la morte. I giovani forse non si rendono conto di cosa sia la liberta’: per questo a loro dico che la liberta’ e’ impagabile, ha un cuore e un’anima e perdona, mentre invece la dittatura e’ fredda, spietata e non perdona mai. Ai giovani – ha concluso Manente – dico di apprezzare la liberta’ che hanno e la democrazia che hanno, perche’ possono parlare e anche lamentarsi, e vale la pena lottare per difenderle”.

 

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