Ucciso mentre tentava di sedare lite nel campo rom di Lamezia

Lamezia Terme  – Ucciso perche’ avrebbe tentato di sedare una lite che coinvolgeva una ventina di persone. Luigi Berlingeri, cinquantenne morto giovedi’ nell’ospedale di Lamezia Terme per un colpo di fucile esploso al volto, non sarebbe, dunque, uno dei protagonisti della lite, ma avrebbe solo tentato di fermare quanto stava avvenendo nel campo rom di Scordovillo. La notizia e’ stata resa nota oggi, nel corso di una conferenza stampa a cui hanno partecipato il procuratore di Lamezia, Salvatore Curcio, il questore di Catanzaro, Amalia Di Ruocco, e Marco Chiacchiera, attualmente alla guida del Commissariato di polizia di Lamezia.
Per l’omicidio e’ stato posto in stato di fermo, ieri pomeriggio, Salvatore Amato, 30 anni, anch’egli residente nel campo rom. Sarebbe stato lui a sparare due colpi di fucile, imbracciato durante la lite che avrebbe coinvolto una ventina di persone. L’arma era nascosta nell’intercapedine di un albero vicino l’abitazione di Amato. La lite, secondo quanto ricostruito, sarebbe avvenuta a causa di un quad che avrebbe scorrazzato nel campo, infastidendo i presenti.
Berlingeri sarebbe intervenuto per sedare la lite, ma uno dei due colpi di fucile sparati all’impazzata lo avrebbe raggiunto al volto.
Amato( nella foto ) e’ fuggito insieme al fratello, coinvolto anch’egli nella lite, quindi e’ stato rintracciato ventiquattro ore dopo grazie alle indagini della polizia. L’uomo si nascondeva a casa di una zia nel quartiere Ciampa di Cavallo.
Il procuratore Curcio ha ricostruito la vicenda, evidenziando: “Amato ha esploso due colpi di fucile, movimentando diciotto pallettoni in un contesto spaziale limitato per la presenza di venti persone e assumendosi il rischio che questi colpi potessero cagionare l’evento che poi si e’ verificato. Dopo il fatto ha cercato di sottrarsi all’arresto, lasciando la propria abitazione insieme al fratello Massimo, anch’egli coinvolto nella vicenda. Nell’interrogatorio – ha aggiunto – ha parzialmente ammesso i fatti, senza spiegare come sia venuto in possesso dell’arma, se non con una versione che riteniamo non credibile”.  Per quanto riguarda il ruolo del fratello il suo sarebbe quello di “semplice favoreggiatore”, e, interrogato assistito da un avvocato, sarebbe stato collaborativo.
Il Questore Amalia di Ruocco ha inteso sottolineare aldilà dell’intenso lavoro è stata data “una risposta piena, puntuale e celere e questo è un valore aggiunto e simboleggia la sinergia positiva tra le varie forze in campo”.
Dal canto suo l’attuale dirigente del commissariato di Lamezia Terme , Marco Chiacchiera, che martedì prossimo diventerà ufficialmente capo della Squadra Mobile di Catanzaro, occupando il posto ricoperto finora da Nino De Santis, che andrà, invece alla Mobile di Firenze, “è stata un’azione decisiva per cercare di penetrare quella cortina di omertà che contraddistingue la comunità rom. Abbiamo avuto difficoltà ad interagire e anche ad indurre coloro i quali erano i familiari vicini alla vittima a raccontarci le cose, ma ci siamo riusciti. Solo l’interazione con la comunità rom sarebbe potuta essere fondamentale per individuare il responsabile che ha fatto di tutto per non farsi rintracciare”.

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