Rom: blitz in campo Lamezia, 12 provvedimenti restrittivi della Dda

Lamezia Terme  – Si allarga l’inchiesta sui reati ambientali compiuti nel campo rom di Scordovillo di Lamezia Terme. Dopo l’operazione portata a termine, nei giorni scorsi, dal tribunale della citta’, anche la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e’ intervenuta chiedendo e ottenendo nuovi provvedimenti nei confronti delle persone ritenute responsabili del reato di attivita’ organizzata per il traffico illecito di rifiuti. Per questo, i carabinieri del Gruppo di Lamezia Terme hanno eseguito 14 misure cautelari personali (4 custodie cautelari in carcere e 10 obblighi di dimora nel comune di Lamezia Terme), emesse dal Gip del Tribunale di Catanzaro. La custodia cautelare in carcere e’ stata notificato a Simone Berlingieri, 32 anni; Antonio Berlingieri, 33; Antonio Bevilacqua, 32; Massimo Berlingieri, 39. La misura trae origine dalla richiesta di rinnovamento di misure cautelari personali e reali avanzata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, competente per il nuovo reato di “attivita’ organizzata per il traffico illecito di rifiuti”. Si tratta di una delle prime applicazioni del nuovo titolo di reato, volto a contrastare le “ecomafie”, introdotto nelcodice penale ed in vigore dal 6 aprile. Rinnovato anche il sequestro della “Beda Ecologia Srl”, societa’ attiva nel campo del trasporto rifiuti con sede operativa all’interno dell’insediamento, e di tutti i mezzi utilizzati per i trasporti. Provvedimento, quello eseguito stamane, che va a confermare la ricostruzione della filiera criminale al cui vertice vi era appunto la “Beda Ecologia Srl”, il cui amministratore unico e’ Antonio Berlingieri. Secondo le indagini, proprio a questa azienda una serie di “microconferitori”, prevalentemente residenti all’interno del campo, vendevano ingenti quantita’ di rifiuti di varia natura, pericolosi e non. Rifiuti che, in assoluta violazione delle norme ambientali, venivano lavorati per essere successivamente trasportati presso altre societa’ dello stesso settore dell’hinterland lametino. Gli scarti della lavorazione, invece, venivano sversati lungo la via d’accesso all’accampamento dove periodicamente, attese le considerevoli dimensioni che raggiungeva questa vera e proprio discarica abusiva, venivano dati alle fiamme provocando nubi tossiche contenenti diossina oltre all’accertato inquinamento della matrice suolo con possibile interessamento della falda acquifera.