15 luglio 1938: 80 anni fa il manifesto della razza, i 10 scienziati che firmarono

Roma – Lino Businco, Lidio Cipriani, Arturo Donaggio, Leone Franzi, Guido Landra, Nicola Pende, Marcello Ricci, Franco Savorgnan, Sabato Visco ed Edoardo Zavattari. Sono questi i dieci scienziati che nell’estate del 1938 firmarono in Italia il Manifesto della Razza che diede inizio alle persecuzioni razziali nei confronti degli ebrei. 10 nomi che rimasero a lungo nell’oblio ed emersero per la prima volta nel 2005 con il saggio “I dieci” di Franco Cuomo, scrittore e giornalista scomparso nel 2007 ed edito da Bonanno. A distanza di 80 anni dal Manifesto della razza, firmato il 15 luglio 1938, il volume è stato ripubblicato per ricordare chi fossero e che fine avessero fatto quei “dieci” e, soprattutto, perché la storia ne avesse ignorato tanto a lungo le responsabilità.
Nel sottoscrivere il Manifesto della Razza i “dieci” si resero colpevoli delle deportazioni senza ritorno nei lager nazisti di ottomila cittadini italiani, tra cui settecento bambini. Ma per questo nessuno di loro pagò mai alcun prezzo, anzi furono reintegrati nei loro privilegi, proseguendo le loro carriere. Nessuno di loro venne rimosso dalle cattedre universitarie di cui erano titolari (tolte invece in molti casi agli ebrei esiliati: come Enrico Fermi, Bruno Pontecorvo, Emilio Segrè), cattedre che al contrario essi mantennero fino all’ultimo per essere poi celebrati per i loro incomprensibili meriti anche nella toponomastica urbana e scolastica.

E’ intorno a questo mistero che ruota il libro di Cuomo, che non solo fornisce prove certe del ruolo teorico e operativo ricoperto dagli scienziati razzisti, prove sui loro incontri a Berlino con Himmler, Hess ed altri carnefici del Reich, delle visite ai campi di sterminio, delle alte cariche ricoperte da alcuni di loro nell’ufficio della razza. Ma allarga anche a macchia d’olio la sua inchiesta. E attraverso gli organigrammi del tribunale della razza e degli enti per la liquidazione dei beni tolti agli ebrei, che pubblica per la prima volta, arriva a identificarne i vertici, scoprendo che a gestirli erano state personalità che poi si erano riciclate con tutti gli onori nella neonata Repubblica. “Personalità”, di cui lo scrittore svela i nomi, spesso sorprendenti, di cui denuncia con coraggio le responsabilità rintracciando i loro stessi scritti, ricostruendone le carriere e le zelanti manifestazioni di adesione ai piani del regime.

E non è tutto: nel libro Cuomo si sofferma anche nello spiegare i patetici sforzi di tanti intellettuali che sui giornali dell’epoca cercarono di dimostrare la presunta originalità del razzismo italiano, tanto decantata da Mussolini, che ne sosteneva la primogenitura rispetto a quello tedesco, analizzando il modo in cui si fusero in un unico disegno di morte le fumisterie scientifiche o filosofiche dei razzisti “biologici” e dei “nazionalrazzisti”, degli “esoterici” e degli “spiritualisti”.

Ma nel libro sono raccontate anche le eccezioni, i cui nomi sono scolpiti a Gerusalemme sul Muro dell’Onore, che rappresentano un altro capitolo di quegli anni tragici, un elenco che Cuomo riporta in appendice al volume, insieme al censimento dei razzisti italiani, agli organigrammi dell’ufficio e del tribunale della razza, alle banche preposte alla gestione dei beni sottratti agli ebrei, alla lista dei conventi cattolici che diedero asilo ai perseguitati.
Un’ampia documentazione che era rimasta inedita, avvolta nell’ombra come i nomi di coloro che d’intesa con il regime avevano elaborato e avallato la sintesi dottrinaria del razzismo fascista contenuta nel Manifesto, che fu preambolo e fondamento delle leggi razziali approvate nei mesi successivi.

Franco Cuomo
“…desideravo scrivere intensamente, facevo il giornalista ma non mi bastava”
Dagli esordi teatrali con Carmelo Bene, alla saga di Gunther d’Amalfi, cavaliere templare con cui fu finalista due volte al Premio Strega, a “I Dieci”, il saggio che ha squarciato il velo di silenzio sugli scienziati italiani che elaborarono il Manifesto della razza: la storia è il sottile filo rosso che lega tutta la produzione di Franco Cuomo, giornalista e scrittore, scomparso a Roma il 23 luglio 2007, tra gli autori italiani contemporanei più interessanti, poliedrici e originali. Che si trattasse di lontano medioevo o dei nostri giorni, Cuomo amava indagare nelle pieghe e nei misteri che scandiscono il corso dell’umana vicenda. Tra i suoi testi teatrali più famosi “Caterina delle Misericordie” , “Giovanna d’Arco e Gilles de Rais” , “Nerone”, “Una Notte di Casanova”, “Addio Amore” che ricostruisce la tragedia di Beatrice Cenci, una celebre traduzione del “Cyrano” di Edmond Rostand e del “Caligola” di Camus. Tra i romanzi, l’ultimo è stato il “Tradimento del Templare”, pubblicato nel 2008 da Baldini Castaldi Dalai; “Il romanzo di Carlo Magno” in 5 volumi (Newton Compton 1998-2000 ), “Il signore degli Specchi” (Newton Compton 1991),” “Scroll” (Solfanelli 1990), dedicato a Shakespeare, “I Semidei” (Rusconi 1995) che racconta gli anni e i protagonisti di tangentopoli, “I sotterranei del cielo” (Baldini Castaldi Dalai 2001), “Il Tatuaggio” (Baldini Castaldi Dalai 2002), “Anime Perdute” (Baldini Castaldi Dalai 2007). Tra i saggi di Cuomo, tradotti anche all’estero, grande successo hanno riscosso:” L’elogio del Libertino”, “Gli ordini cavallereschi nel mito e nella storia”, ripubblicato in due volumi con il titolo” La cavalleria” e “L’altra cavalleria” dalla casa editrice Tipheret, “Le Grandi Profezie”, “Storia ed epopea della Cavalleria”, “Santa Rita degli Impossibili” e “I Dieci”.