Lamezia: Padre Giulio Albanese ospite di Pax Christi

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Lamezia Terme – Guerre, dittature, persecuzioni, migrazioni. La religione usata come strumento di odio e divisione nelle periferie del mondo. Contro la “globalizzazione dell’indifferenza”, le parole di un sacerdote e missionario che racconta in presa diretta dai luoghi del conflitto.
Si svolgerà martedì 4 ottobre prossimo venturo, ore 18.00 presso il Salone del Seminario Vescovile di Lamezia Terme l’incontro, promosso da Pax Christi, con Padre Giulio Albanese, missionario comboniano e giornalista, per presentare il suo ultimo libro dal titolo Vittime e Carnefici nel nome di “Dio”. A dialogare con lui ci sarà Don Giacomo Panizza da quarant’anni animatore e presidente della Comunità Progetto Sud a Lamezia.
Pax Christi, presente a Lamezia da oltre quindici anni apre così il nuovo anno sociale portando all’attenzione della comunità lametina uno tra i temi di maggiore attualità per quanto riguarda la geopolitica internazionale e cioè quello delle guerre di religione e dello scontro tra civiltà dietro cui si nascondono i soliti e noti interessi economici di cui a farne le spese sono sempre i Sud del mondo e i più poveri del pianeta. L’invito è rivolto anche a una Chiesa che, nonostante le ormai infinite prese di posizioni coraggiose e azioni concrete portate avanti da Papa Francesco, stenta a orientare le sue attività pastorali e formative verso una lettura più consapevole del mondo che ci circonda.
Padre Giulio Albanese, Attualmente collabora con varie testate giornalistiche per i temi legati all’Africa e al Sud del mondo tra cui Avvenire, Vita, Radio Vaticana e il Giornale Radio Rai. Dal febbraio del 2007<https://it.wikipedia.org/wiki/2007> insegna “giornalismo missionario/giornalismo alternativo” presso la Pontificia Università Gregoriana<https://it.wikipedia.org/wiki/Pontificia_Universit%C3%A0_Gregoriana> di Roma ed è direttore delle riviste delle Pontificie Opere Missionarie – Missio Italia, Popoli e Missione e Il Ponte d’Oro. È anche autore di alcuni libri di tema missionario. Ha vissuto a lungo nelle periferie del mondo come missionario e continua a occuparsi di Africa e di marginalità sia attraverso periodici viaggi nel grande continente sia attraverso i molti articoli o libri, come quello da poco uscito e, di fronte agli abomini perpetrati nelle zone “calde” del pianeta, e alla testimonianza dei martiri del nostro tempo e delle loro comunità, ha sentito l’urgenza di scrivere questo libro, che denuncia come la fede possa essere distorta a fini ideologici, politici ed economici, per ottenere i quali si uccide, o si creano le condizioni per farlo, nel nome di un dio minuscolo, feticcio d’interessi faziosi. Sostiene Albanese: “Dobbiamo stare attenti a non cadere nella trappola di chi vorrebbe innescare uno scontro di civiltà. Nel nostro mondo complesso le ingiustizie sono all’ordine del giorno e i mezzi di informazione non riescono a rappresentare questa realtà. La affrontano in termini riduttivi e lontani geograficamente. Dunque, anche le persecuzioni in nel nome di Dio vengono presentate in modo semplificato”. Nel libro, l’autore ha voluto, tra l’altro, indagare anche la psicologia dei carnefici che strumentalizzano la fede per scopi criminali e in un recente incontro portava ad esempio il clamore mediatico suscitato dall’attentato contro la comunità cristiana di Lahore, in Pakistan, che festeggiava la Pasqua di quest’anno. Gruppi criminali della galassia islamista che si sono fatti conoscere attaccando i cristiani. “Il giorno prima –ricorda Albanese – in Iraq sono stati uccisi quaranta giovani in uno stadio, i media quasi non se ne sono accorti”. Questo dimostra che la “guerra di religione” è soprattutto una macchina di propaganda, una trappola nella quale molti giornali cadono facilmente, utilizzata dai vari gruppi terroristici per accreditarsi e fare seguaci. “La religione non c’entra nulla con gli attacchi di Bruxelles o Parigi, e non c’entra quasi mai nemmeno con i molti attentati che avvengono in giro per il mondo” – sostiene ancora P. Giulio. Non esistono guerre in nome di Dio. Chi le propugna sta in realtà strumentalizzando la religione a fini eversivi e cerca di farci cadere nell’inganno”.