Violentata e torturata davanti ai figli, iniziato processo

Lamezia Terme -E’ iniziato oggi dinanzi al Tribunale Penale di Lamezia Terme, in composizione collegiale, il processo a carico di Francesco Rosario Giordano Aloiso, 52 anni, ammanettato nel novembre del 2017 dai Carabinieri della Compagnia di Lamezia Terme per aver sequestrato, schiavizzato e violentato per anni una donna davanti ai figli che sarebbe nati da stupri. Nel corso dell’udienza e’ stata accolta un’eccezione d’incompetenza per materia sollevata da difensori dell’imputato, Avvocati Salvatore e Simona Sisca ed il Tribunale ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte d’Assise di Catanzaro dove il processo dovrà ricominciare.
Nella fase della conferma del suo arresto Aloiso, si sarebbe proclamato innocente. Avrebbe risposto a tutte le domande del giudice, negando ogni addebito e spiegando di non aver mai abusato sessualmente della donna e di non avere limitato la sua libertà di movimento. Inoltre negò di aver maltratto i figli. Aloiso avrebbe inoltre riferito che nella baracca vivevano da poco tempo.
Si tratta di una storia di inaudite violenze, da film horror, quella scoperta dai Carabinieri di Gizzeria (Catanzaro) il 22 novembre dello scorso anno e che è durata dieci anni.
L’indagine scaturì da un controllo a carico dell’indagato il cui atteggiamento, valutato anche in ragione delle condizioni fatiscenti del veicolo a bordo del quale viaggiava con il figlio di 9 anni, insospettì gli inquirenti. I militari quindi ritennero opportuno svolgere ulteriori approfondimenti – anche in considerazione della ritrosia dell’indagato a fornire l’indirizzo di residenza – finalizzati a valutare le condizioni igieniche in cui viveva il bambino che con la sorellina di 3 anni e la madre, era costretto a stare in una piccola baracca fatiscente, priva di illuminazione e di servizi, ubicata nelle campagne del centro del Tirreno catanzarese. Un ambiente angusto, insalubre, infestato da topi e insetti, con servizi igienici ricavati nei secchi della spazzatura e letti in cartone: questo lo scenario scoperto dai militari dell’Arma.
In considerazione delle gravissime condizioni di degrado riscontrate, la donna e i due bambini furono immediatamente trasferiti in una localita’ protetta. Gli ulteriori approfondimenti investigativi consentirono di accertare che la donna, gia’ badante della precedente compagna dell’indagato (deceduta), era segregata, da circa 10 anni, prima all’interno di diversi appartamenti e poi nella baracca, dove era costretta in stato di schiavitu’, subendo violenze sessuali dalle quali sono nati i due bambini e gravi lesioni anche alle parti intime, alcune delle quali suturate con una lenza da pesca direttamente dall’uomo. Le violenze non si fermavano neanche quando la malcapitata era incinta.
Alla donna, quasi sempre rinchiusa dentro la baracca e reiteratamente costretta, per ore, a subire inaudite violenze, immobilizzata e legata al letto, non fu mai consentito di avere relazioni sociali e di ricevere cure mediche neanche durante le gravidanze, venendo anche costretta a non lavarsi da oltre un anno. Molte delle violenze patite dalla donna avvennero alla presenza dei due bambini che, talvolta, venivano anche minacciati al fine di farli partecipare alle brutalita’.

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