Sanita’: Calabria regione con maggiore squilibrio mobilita’

Catanzaro – E’ la Calabria la regione italiana con i maggiori squilibri in termini di mobilita’ sanitaria. Il dato emerge dalla ricerca, presentata stamane nella Cittadella regionale, a Catanzaro, del Cergas-Sda, Istituto dell’Universita’ Bocconi di Milano, sulla mobilita’ ospedaliera interregionale.
All’iniziativa hanno preso parte Mario Oliverio, Presidente della Giunta Regionale; Franco Pacenza, delegato in materia di politiche sanitarie; Bruno Zito, Direttore Generale Dipartimento Tutela della Salute; i Direttori Generali, Sanitari e dei dipartimenti delle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere della regione; i rappresentanti dei Sindacati confederali di Cgil, Cisl e Uil, quelli medici di Finmg, Anaao, Assomed, Sumai e delle associazioni di categoria delle Strutture accreditate Aiop, Anisap e Assipa.
La ricerca, condotta attraverso l’osservatorio interregionale per lo sviluppo dei servizi sanitari del Cergas Bocconi, curato da Francesco Longo, Alberto Ricci ed Elisabetta Barzan, confrontando i Servizi Sanitari regionali del Mezzogiorno per condividere buone pratiche, individuare criticita’ e politiche di intervento, ha inquadrato le diverse cause che originano la mobilita’ passiva: l’insufficiente qualita’ clinico-gestionale, effettiva o percepita dal paziente, la limitata dotazione di posti letto, la presenza di distorsioni nella regolazione dell’attivita’ ospedaliera.

 

“La Calabria – ha detto Alberto Ricci che ha presentato la Ricerca del Cergas – registra i maggiori squilibri nazionali in termini di saldi di mobilita’: con piu’ del 3% della popolazione nazionale, attira l’1% della mobilita’ attiva e origina l’8% di quella passiva. Un paziente su sei si ricovera fuori regione e cio’ si traduce in un debito per le casse regionali calabresi verso le regioni erogatrici che ha raggiunto i 304 milioni di euro, secondo l’ultimo dato rilevato in Conferenza Stato Regioni. Le cause principali vanno ricercate nella limitata dotazione di posti letto ma soprattutto nell’insufficiente qualita’ clinico-gestionale. In molti casi queste cause si combinano tra loro e rendono necessari interventi sia tecnici per migliorare la qualita’ del servizio sanitario che regolatori e politico-concertativo. Nella sostanza – ha concluso Ricci -, la specificita’ dei dati della Regione Calabria presenta aspetti di notevole criticita’ con riferimento a numerose specialita’ cliniche, che si traducono in saldi di mobilita’ passiva tra i piu’ rilevanti del Paese”.
Franco Pacenza, delegato in materia di politiche sanitarie, ha introdotto l’incontro sottolineando come “il sistema sanitario calabrese dimostra una bassissima qualita’, un male antico – ha detto – ma che negli ultimi anni ha prodotto un forte peggioramento, provocando un esodo in termini di mobilita’ che si e’ triplicato verso le altre regioni erogatrici di servizi. Il numero dei flussi e’ impressionante. Anche rispetto alle altre regioni meridionali che hanno aprontato i piani di rientro, la Calabria segna un acuirsi delle criticita’ e dei risultati. Dopo tre piani di rientro, il prossimo scadra’ nel 2018, possiamo certificare il fallimento delle gestioni commissariali con aumento del debito pari a 247 milioni e una diminuizione ingente dei livelli essenziali di assistenza”.