Una memoria ritrovata per il Mezzogiorno in attesa degli Stati Uniti d’Europa

Lamezia Terme, 13 febbraio 2026 – Mentre la storia ufficiale celebra il Risorgimento come un processo di liberazione e gloria, esiste un’altra faccia della medaglia che per lungo tempo è stata taciuta. Il 13 febbraio non è una data scelta a caso: segna la resa della fortezza di Gaeta nel 1861, l’ultimo baluardo del Regno delle Due Sicilie. Quella data rappresenta oggi, per molte regioni del Sud, il momento del ricordo per migliaia di soldati e civili che persero la vita durante e dopo l’unificazione.

​La “Giornata della Memoria per le vittime meridionali dell’Unità d’Italia” è stata istituita ufficialmente da diverse regioni del Sud (come Puglia, Basilicata, Campania e Abruzzo) per onorare chi cadde sotto il peso di una transizione spesso violenta. Non si tratta di negare l’Unità nazionale, ma di completare il mosaico della memoria collettiva, riconoscendo le sofferenze di chi si trovò “dalla parte sbagliata della storia”.

​Per comprendere il motivo di questa giornata, bisogna guardare ai fatti che seguirono il 1860: Una resistenza eroica e disperata durata mesi, conclusasi con un pesante bombardamento piemontese proprio mentre si firmava la resa. Quella che fu definita una lotta contro criminali comuni fu, in realtà, una vera e propria guerra civile. Tanti contadini e soldati borbonici si opposero al nuovo Stato, percepito come un invasore straniero che imponeva nuove tasse e la leva obbligatoria. Una misura eccezionale che sospese le libertà costituzionali nel Sud, portando a esecuzioni sommarie e alla creazione di tribunali militari. Località come Pontelandolfo e Casalduni rimasero tristemente famose per i massacri compiuti dalle truppe unitarie come ritorsione.

​Celebrare questa giornata non significa essere “anti-italiani”. Al contrario, un’identità nazionale matura deve essere in grado di guardare ai propri traumi senza filtri. Per decenni, i caduti meridionali sono stati etichettati genericamente come “briganti”. Ricordarli significa restituire loro lo status di esseri umani e di combattenti. Molte delle radici della “Questione Meridionale” affondano proprio nel modo in cui l’Unità fu gestita a livello economico e sociale.

​Conoscere le ombre del passato è l’unico modo per costruire un futuro in cui tutte le parti del Paese si sentano realmente integrate. “La storia è fatta di vincitori e vinti, ma la memoria deve appartenere a tutti.”

​Il 13 febbraio ci invita a riflettere su quanto sia costata la nascita dell’Italia moderna. È un invito al silenzio rispettoso per le vittime di ogni schieramento e a uno studio critico che non abbia paura delle verità scomode. Solo accettando l’interezza della nostra storia, con le sue luci e le sue profonde ombre, potremo finalmente dire di essere un popolo davvero unito e che guarda al futuro verso gli Stati Uniti d’Europa, come aveva sognato e immaginato Aldo Moro cinquanta anni fa.