Catanzaro: Guerriero, chi ascolta Salvini ha la memoria corta

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Catanzaro – Il tour del leader della Lega Nord, Matteo Salvini, continua a far discutere. Salvini è atterrato questa mattina a Lamezia, per poi recarsi a Crotone ed infine sarà ospite del capoluogo calabrese. Chi non sembra gradire la presenza del leader del Caroccio è Roberto Guerriero, vice presidente del Consiglio comunale di Catanzaro, che in una nota stampa scrive: “a coloro che hanno la memoria corta giova forse rammentare la questione delle multe sulle quote latte degli allevatori cari al mito della Padania pagate con i fondi Fas per il Mezzogiorno. Si badi bene, non erano quisquilie quei fondi sottratti allo sviluppo del Sud negli anni tra il 2008 e il 2010, quando ministro dell’Agricoltura del IV governo Berlusconi era l’attuale presidente leghista del Veneto Luca Zaia, bensì 4 miliardi e mezzo, ben 75 euro per abitante. Diciamo, grosso modo, una annualità di fondi comunitari per la Calabria negli anni delle vacche grasse, tanto per restare in tema. Ma noi del Sud, si sa, forse siamo un po’ terroni. Ma sicuramente siamo tanto, e di più, accoglienti, e quindi non ci facciamo mancare niente, neanche l’occasione di ascoltare la conversione in senso nazionale – e nazionalista – del leader del Carroccio. Che da qualche mese a questa parte ha lavato i panni della famosa ditta Bossi nell’acqua lepenista e si è mostrato all’improvviso comprensivo, pacioso, quasi bonario. Ma non con tutti, naturalmente. Forse ha derogato con i meridionali, ma non certo con gli immigrati, o con i nomadi. Per questi ci sono sempre pronte, e rombanti, le ruspe. Che ama portare sulle magliette colorate. Simpatiche quanto basta per fare dimenticare per un attimo che questo Salvini rappresenta oggi il coagulo delle intenzioni razziste e xenofobe che noi calabresi aborriamo per costituzione, nel senso di natura, di indole, di cultura. Siamo stati, e continuiamo a esserlo nelle migliori e straordinariamente maggioritarie volontà del popolo, ospitali e accoglienti per chiunque bussi alle nostre porte e approdi alle nostre coste, se affamato, allontanato, braccato, perseguitato o soltanto spaventato. Perché lo facciamo? Perché per lunga parte della nostra storia, non tanto lontana da averne perso anche il ricordo familiare, siamo stati popolo di emigranti. Abbiamo bussato e chiesto asilo in tutte le parti del mondo, lo abbiamo trovato con fatica e sudore, subendo spesso angherie e soprusi. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Siamo calabresi laboriosi e fattivi, rispettati e tenuti in grande considerazione dovunque. Oggi, purtroppo, per le vicende economiche che tutti conosciamo, c’è una emigrazione di ritorno anche per noi, tanto più dolorosa perché coinvolge in maniera diretta i nostri figli, che hanno studiato e hanno capacità e professionalità da fare apprezzare e da vendere. Per questo non possiamo chiudere gli occhi e fare finta di niente, respingere tutti e comunque, senza sapere, senza conoscere. Perché è questo che predica Salvini e su cui basa la sua passeggera fortuna: la paura, lo sconcerto, l’incubo del futuro incerto. A tutti è lecito convertirsi, o più semplicemente cambiare idea. A tutti è consentito manifestare il proprio pensiero e propugnare le proprie idee. Ma ci vuole rispetto. Non possiamo accettare lezioni di sicurezza da chi fino a pochi anni fa si cullava con il mito fasullo dei 300 mila fucili caldi pronti all’uso. Ricordate. Non era l’altro secolo, solo il 2008. Era Bossi. E poi è venuto Borghezio. Adesso c’è Salvini. Oggi parlerà di sicurezza a un pubblico che probabilmente ha le sue stesse paure. Perché ha perso la memoria, discepola di storia, maestra di vita”.