‘Ndrangheta: mani su scommesse web, 41 arresti e sequestro 2 mld

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Reggio Calabria – Era l’intera ‘ndrangheta della provincia di Reggio Calabria ad avere allungato i tentacoli sull’affare delle scommesse on line. Questo e’ quanto emerge dall’indagine scaturita stamani nell’operazione Gambling, che ha visto tutte le forze di polizia coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria eseguire 41 arresti e altre 10 misure cautelari, sequestrare 56 aziende e 1500 punti commerciali, ed oscurare 82 siti web.
Le indagini, infatti, hanno accertato come alla rete commerciale avrebbero preso parte numerosi rappresentanti delle cosche di ‘ndrangheta operanti sul territorio, soprattuto in citta’ e nella zona tirrenica. Soprattutto attraverso il metodo mafioso la ‘ndrangheta avrebbe costituito una sistematica modalita’ per “convincere” anche con pressioni intimidatorie gli imprenditori che gestivano sale e scommesse a distanza a installare i software per far giocare i clienti sui siti gestiti dall’associazione criminale.
Figura di primissimo piano, secondo le accuse, sarebbe stata quella assunta da Mario Gennaro, il quale avrebbe finito per rappresentare gli interessi non piu’ solo della cosca Tegano, ma dell’intera ‘ndrangheta provinciale.

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“Un’indagine finora senza precedenti, quantomeno nel distretto giudiziario di Reggio Calabria, del tutto innovativa, quanto a tematiche indagate ed esiti cui si e’ pervenuti, e al contempo assolutamente tradizionalista, perche’ incentrata sulla realta’ criminale associativa per eccellenza, la ‘ndrangheta”. Cosi’ commenta l’indagine il gip di Reggio Calabria, Caterina Catalano, che ha disposto l’arresto di 41 dei 128 indagati nell’ambito dell’operazione Gambling, sulla gestione della ‘ndrangheta delle scommesse e del gioco online. “La ‘ndrangheta unitariamente intesa – commenta ancora il Gip – e’ immortalata in una strategia operativa di stampo aziendalistico tutta nuova, protesa attraverso una progressiva opera di normalizzazione e di legalizzazione del proprio operato, alla massimizzazione dei profitti, da un lato ponendo le basi economiche e le condizioni pratiche per provvedere sistematicamente al riciclaggio dei proventi delle attivita’ illecite alla stessa riferibili, dall’altro accaparrandosi sempre maggiori occasioni di profitto illecito”.

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Secondo il gip l’indagine ha il merito di “fotografare l’evolversi magmatico di questo fenomeno di infiltrazione e controllo della ‘ndrangheta nel settore dei giochi e scommesse on line: essa vi si e’ infiltrata, operando e agendo a tratti in modo apparentemente lecito, secondo le logiche imprenditoriali di massimizzazione del profitto tipiche delle multinazionali del settore”. “Non si spara e non si uccide – annota ancora il gip – il ricorso al metodo mafioso e’ riservato a situazioni eccezionali, l’intimidazione e’ strisciante, sottile, subdola, e’ contenuta al minimo indispensabile”. Tanto, non e’ piu’ la ‘ndrangheta a doversi proporre e imporsi. perche’ “oggi – afferma il gip – si assiste invece al fenomeno contrario: e’ la societa’ – il professionista, il politico, il disoccupato di turno – che ha bisogno della ‘ndrangheta, cercandola e scendendo a patti con i suoi esponenti”.