Lavori pavimentazione, sequestrato cantiere corso Reggio Calabria

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Reggio Calabria – I Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria e quelli del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, diretto dal capitano Carmine Gesualdo, hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo, emesso dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, di un’area di cantiere interessata ai lavori di “Ripristino vecchia pavimentazione e ristrutturazione cunicoli di servizio” del Corso Garibaldi di Reggio Calabria, nonche’ di un’area in localita’ Calamizzi adibita a deposito e stoccaggio del basolato lavico che costituiva la vecchia pavimentazione del Corso cittadino, area sottoposta a vincolo paesaggistico. La Procura ha iscritto nel registro degli indagati 4 persone: l’architetto Marcello Francesco Cammera, dirigente del Settore progettazione ed esecuzione lavori pubblici del Comune di Reggio Calabria, in qualita’ di direttore dei lavori; l’architetto Daniela Filomena Neri, responsabile del Servizio restauro e conservazione beni architettonici e ambientali del Comune di Reggio Calabria, in qualita’ di responsabile unico del procedimento; e due responsabili delle ditte che stanno eseguendo i lavori, Francesco Siclari e Antonino Porta. Secondo la Procura, i quattro, in concorso, non avrebbero ottemperato alle prescrizioni impartite dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, in particolare di non avere proceduto al recupero accurato delle lastre in pietra lavica mediante rimozione con strumenti idonei, evitando l’uso di quegli strumenti che invece potessero comportarne la rottura o il danneggiamento; nonche’ di non avere proceduto alla rimozione del basolato in buone condizioni, che invece andava preventivamente individuato e accantonato in deposito separatamente a quello lesionato.
Le aree di cantiere sequestrate sono state date in custodia con facolta’ d’uso al responsabile unico del procedimento e al direttore dei lavori, nonche’ al funzionario sovraordinato e ai legali rappresentanti delle ditte esecutrici dei lavori, che dovranno osservare le prescrizioni gia’ indicate dalla Soprintendenza.
Il progetto del ripristino della vecchi pavimentazione e’ del 2007, approvato in conferenza di servizi. Era emerso gia’ in quella occasione che a seguito di indagini, che la Procura ritiene “non meglio precisate”, svolte dai progettisti di concerto col responsabile unico del procedimento, il materiale risultava danneggiato in gran parte, con la cava da cui era stata estratta la pietra ormai estinta, per cui si era deciso di sostituire il vecchio basolato con uno nuovo. Dopo 7 anni, all’avvio dei lavori, quando nel 2014 sono iniziati i lavori di scarifica dell’asfalto, la situazione invece e’ apparsa diversa, in quanto le lastre non erano affatto “irrecuperabili”. La Soprintendenza quindi chiese di avere contezza della quantita’ del materiale recuperabile, per valutarne la conservaione o il riutilizzo. Fu risposto, senza nessuna documentazione di supporto – cosi’ sostiene la Procura – che solo il 10% del materiale era riutilizzabile. La Soprintendenza pero’ non e’ stata messa nelle condizioni di controllare le modalita’ di svolgimento dei lavori, ne’ di verificare le condizioni reali del basolato. Cosi’ a febbraio 2015 e’ giunta la sospensione dei lavori, poi revocata grazie agli impegni dell’amministrazione. Nel corso dell’ultimo sopralluogo, nel mese di luglio appena trascorso, la Soprintendenza ha accertato che i lavori di rimozione del basolato lavico si stavano effettuando in difformita’ delle prescrizioni impartite, con l’utilizzo di mezzi d’opera per la rimozione non idonei allo scopo, che hanno causato la rottura di gran parte delle basole.

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