Martina Levato tiene in braccio il figlio: “E’ stato emozionante”

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Milano – Martina Levato, la 23enne condannata in primo grado insieme ad Alexander Boettcher a 14 anni per aver aggredito usando dell’acido, ha incontrato oggi per la seconda volta alla clinica Mangiagalli di Milano, dove è ricoverata, il figlio che ha partorito a Ferragosto, come consentito con un provvedimento d’urgenza dal Tribunale dei Minori.
L’incontro, riferisce Stefano De Cesare, avvocato della giovane, “è andato bene. L’ho sentita, mi ha detto che era felice e che è stato molto emozionante”. L’incontro è avvenuto nella stanza in cui la Levato è ricoverata, dove il neonato è stato portato coperto, in modo da nasconderne le fattezze a terzi.
La donna “lo ha tenuto in braccio”, continua il legale, ma non ha potuto allattarlo, come deciso dal Tribunale, e l’incontro ha avuto un “tempo contenuto”, come disposto dal provvedimento. Levato non dovrebbe essere dimessa oggi, ma forse domani o dopodomani, conclude il legale.

“L’istanza per il riconoscimento del figlio è stata presentata immediatamente, alla nascita del bambino ed è stata autorizzata dal tribunale dei minori che ha già rilasciato il nulla osta. Il problema principale, però, è acquisire lo status giuridico di padre che consentirebbe ad Alex Boettcher di esercitare i suoi diritti sul figlio avuto da Martina”. A parlare è Alessandra Silvestri, legale di Boettcher, che chiarisce i dettagli dell’istanza con la quale il giovane intende procedere al riconoscimento del figlio.
Silvestri spiega che si tratta di “un problema di ordine pratico, nel senso che sembrerebbe che la procedura non preveda l’ingresso in cella del messo comunale che dovrebbe raccogliere la dichiarazione di Alex. Noi – continua – eravamo convinti di poterlo fare perché eravamo a conoscenza di casi simili risolti in questo modo, ma c i è stato detto invece che il padre del bambino deve recarsi all’ufficio anagrafe di via Larga congiuntamente alla madre, la quale deve dare contestualmente il suo ‘placet’ per poter presentare la richiesta di riconoscimento”.

Ora quindi “stiamo cercando di superare i formalismi, perché il mancato riconoscimento della paternità preclude l’esercizio di qualunque diritto da parte di Alex”, sottolinea il legale. “Il garante per i diritti civili dei detenuti – aggiunge – si sta muovendo con me. So che ha coinvolto anche il sindaco Giuliano Pisapia. Stiamo cercando di velocizzare tutto, e credo che la soluzione più probabile sia quella di incaricare un notaio per poter raccogliere in cella la richiesta di Alex”. Circa la possibilità che il bambino possa essere dato in adozione, Silvestri spiega che “siamo convinti che la procedura sarà gestita nelle forme e nei modi più garantisti possibili, nell’ottica del bene del bambino. Nessuno – dice – pensa di fare azioni clamorose o sceneggiate di alcun genere e siamo pronti ad accettare e rispettare le decisioni del tribunale, qualunque esse siano”. Ciò, prosegue, “non vuol dire che rinunceremo a far presente le nostre esigenze. Sia Alex che sua madre, cioè, sono nell’ottica di mantenere i contatti con il bambino, verso il quale c’è un grandissimo interesse”. Tuttavia “ci si rende conto che la tempistica dei processi non consente di fare programmi. In questo momento, è tutto da costruire”.
Il legale conclude con un messaggio rivolto a Don Antonio Mazzi che in occasione di alcune trasmissioni televisive ha commentato la vicenda: “Per quanto Don Mazzi mi sia sempre stato simpatico – dice Silvestri – ho assistito ad alcuni talk show dove si è pronunciato dando per scontato che Martina sia stata plagiata da Alex”. E specifica: “Dagli atti e dalla perizia psichiatrica emessa dopo 40 ore di audizione è stata esclusa categoricamente qualunque ipotesi di plagio, evidenziando l’assoluta autonomia tra i due”. Don Mazzi, continua, “può avere le sue idee, ma non mi risulta che conosca né Alex, né Martina. Quindi prima di parlare, forse dovrebbe informarsi adeguatamente”. Quindi conclude: “E’ giusto che chi ha commesso dei reati paghi per le proprie colpe, ma bisogna anche rispettare gli atti processuali che finora sono stati acquisiti”.