Mafie: ricerca, spaventano gli italiani piu’ del terrorismo

sondaggi-genericaRoma – La paura di possibili attentati nel nostro Paese ha raggiunto il suo picco massimo (82%) all’indomani degli attacchi di Parigi ma nonostante il terrorismo internazionale spaventi molto di piu’ rispetto al passato, per i nostri connazionali il pericolo piu’ grande rimane quello rappresentato dalle mafie, per via della loro pervasivita’ nella vita economica e sociale quotidiana: la pensa cosi’ il 70% circa degli italiani rispetto al 60% intimorito dall’Isis. Sono alcuni dei risultati della ricerca realizzata dall’istituto SWG e presentata nel corso del convegno internazionale “Le rotte dei traffici illeciti in Europa e nel Mediterraneo”, promossa dall’Associazione ‘Priorita’ Cultura’, presieduta da Francesco Rutelli, e dall’Istituto affari internazionali, con il contributo di British American Tobacco Italia. In particolare, tre italiani su 4 (il 75%) ritengono che ci sia uno stretto legame tra mondo economico, mafie e Isis: per quasi il 60% del campione proprio questi rapporti costituiscono un ostacolo chiave alla possibilita’ di realizzare un intervento internazionale mirato a colpire il terrorismo nelle sue fonti di finanziamento. Dall’analisi emerge anche un disallineamento significativo nella rappresentazione che l’opinione pubblica ha di quali siano i canali di finanziamento specifici dell’Isis: con un sovradimensionamento dell’importanza attribuita al traffico di armi e di migranti (60% circa delle risposte) ma anche al finanziamento proveniente da gruppi, individui e Stati (71%) e una contestuale sottostima delle capacita’ di autofinanziamento legate alla vendita di petrolio e alle confische ed estorsioni nei confronti della popolazione. Non solo: il 35% dei nostri connazionali e’ convinto che sia il contrabbando di sigarette a giocare un ruolo di primo piano nel sovvenzionare il terrorismo internazionale. Piu’ di tre intervistati su 5 del resto lo giustificano come un “fenomeno che c’e’ sempre stato e sempre ci sara’” (64%) e che lo Stato tende a tollerare(62%).