Antimafia: Consiglio di Stato fissa principi interdittive

sede-consiglio-stato
Roma – La Sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato ha individuato i principi ai quali si devono attenere le prefetture nell’emanazione delle interdittive antimafia, ovvero il giudizio emesso in chiave preventiva per interdire le imprese a rischio di infiltrazioni mafiose dall’instaurare o proseguire rapporti con l’amministrazione. La sentenza – si legge in una nota – chiarisce le direttive in materia, e, allo stesso tempo, “individua gli elementi oggettivi di rilievo cosi’ come i criteri posti alla base di tali misure preventive: come ad esempio provvedimenti giudiziari, atti di indagine, accertamenti svolti dalle forze di polizia in sede istruttoria. In sede di valutazione, vanno esplicitate le ragioni in base alle quali, secondo la logica del ‘piu’ probabile che non’, sia ragionevole dedurre il rischio di infiltrazione mafiosa nell’impresa”. Non si richiedono all’informativa antimafia “formalismi linguistici” ne’ “particolari formule”. L’importante e’ che “dalla valutazione si evincano le ragioni sostanziali che giustificano la valutazione di permeabilita’ mafiosa”.
La Sezione ha indicato, “a solo titolo esemplificativo”, un’ampia casistica di tali elementi che “non consistono solo nelle circostanze desumibili dalle sentenze di condanna e dalle misure di prevenzione antimafia, ma anche da tutti gli altri provvedimenti giudiziari; dai piu’ molteplici e diversi rapporti di parentela, amicizia, colleganza, frequentazione, collaborazione; da vicende anomale nella formale struttura o nella concreta gestione dell’impresa”.