Cassazione: ingiurie su Facebook sono stalking

facebook29-05Roma – Ingiuriare e denigrare una persona, anche attraverso ‘Facebook’, puo’ integrare il reato di ‘stalking’, cosi’ come seguirne gli spostamenti, o limitarne la vita di relazione ingenerando cosi’ un “grave stato di ansia” e “il fondato timore per la propria incolumita’”. E’ il caso di un uomo al quale il tribunale di Catania ha imposto il divieto di avvicinarsi agli ex suoceri, con l’obbligo di mantenersi a una distanza di almeno 250 metri dalla loro abitazione. Un provvedimento che i giudici della quinta sezione penale della Corte di Cassazione hanno confermato con la sentenza n.21407/16. Le persone offese erano state nominate dal tribunale per i minorenni affidatarie di due dei quattro figli minori che l’indagato e la convivente, poi separatisi, avevano avuto. Nel bocciare il ricorso dell’uomo, la Suprema Corte spiega che il “grave quadro indiziario e’ evincibile, secondo il tribunale di Catania, dalle plurime acquisizioni investigative e segnatamente dalle ‘schermate facebook contenenti i messaggi incriminati’, dalle ‘denunce e verbali di sommarie informazioni rese dalle persone offese’ che ‘offrono una narrazione adeguatamente circostanziata e intrinsecamente coerente dei fatti pur sfrondata da eventuali esagerazioni correlate al conflitto di interesse determinato dall’affidamento ai nonni dei due bambini”, dalle relazioni degli assistenti sociali e dalle testimonianze delle persone informate sui fatti. Per la Cassazione, insomma, “gia’ in se’ le dichiarazioni delle persone offese possono costituire prova della responsabilita’ dell’indagato, sempre che ne venga verificata l’attendibilita’ e nel caso di specie l’attendibilita’ delle stesse e’ stata compiutamente considerata anche in relazione ai plurimi elementi di riscontro quali ad esempio l’utilizzo di account intestati a soggetti di fantasia volti ad occultare la propria identita’ alle persone offese ovvero il contenuto delle relazioni delle assistenti sociali”.