Lecco – Al centro dell’inchiesta che ha portato, tra gli altri, all’arresto dell’ex sindaco di Como Stefano Bruni, c’e’ Aipa, la piu’ grande societa’ di riscossione dei tributi fino al 2013, con sede centrale a Milano e impegnata nella riscossione in 800 comuni italiani. Secondo la Procura di Milano e la Guardia di Finanza di Lecco, sarebbero spariti circa 150 milioni di euro di tasse pagate dai cittadini e mai arrivate ai municipi. I primi dubbi su Aipa nascono nel marzo 2014 quando viene arrestato il titolare, Daniele Santucci, per peculato, che viene poi condannato in primo grado a 3 anni e 4 mesi. A luglio dello stesso anno, diventa dominus di Aipa un esperto manager finanziario, Luigi Virgilio, che subappalta la gestione delle tasse al gruppo Kgs di Pesaro. Il suo titolare, Fabio Massimo Ceccarelli, si deve fermare di fronte a un ostacolo legale perche’ la legge chiede per riscuotere le tasse il deposito di un capitale sociale di 10 milioni che la societa’ marchigiana non ha.
A maggio 2015, il contratto per la riscossione delle tasse viene
allora rivenduto alla societa’ Mazal Global Solutions che ottiene l’autorizzazione ministeriale dopo avere trovato 10 milioni previsti dalle legge come garanzia per i cittadini. Invece di versare soldi liquidi, Mazal deposita titoli obbligazionari, in apparenza solidi in quanto emessi da Jp Morgan. A procurarli sarebbe stata proprio Kgs, il gruppo italiano che controlla il 95 per cento di Mazal. Quei titoli sulla carta varrebbero 18 milioni, ma in realta’, sono carta straccia, come avrebbero riscontrato le indagini. In virtu’ di quel deposito titoli, Mazal gestisce dall’aprile 2015 la riscossione della tasse locali per 800 comuni. Le convenzioni acquisite da Aipa dovrebbero assicurarle ricavi per oltre 100 milioni, ma in meno di un anno di vita, avrebbe accumulato perdite per 17 milioni e anche il gruppo Kgs precipita nel baratro finanziario tanto che nell’aprile 2016 il Tribunale di Pesaro ne dichiara il fallimento. Per evitare il crac, Aipa propone un concordato che riconosce agli enti locali una piccola percentuale, il 3,6 per cento del dovuto. Concordato revocato nei giorni scorsi, mentre a Mazal viene riconosciuta dal Tribunale di Milano l’insolvenza fraudolenta per almeno 150 milioni. Nelle settimane scorse, il pm Donata Costa ha sequestrato Aipa e Mazal e iscritto nel registro degli indagati (a marzo) Stefano Bruni. Interrogato, l’ex primo cittadino ha affermato di non aver avuto consapevolezza che i bond fossero finti.
Aipa: con ex sindaco Como arrestato anche ex patron Lecco calcio
La vicenda ruota attorno all’Aipa, l’ente di riscossione dei tributi in circa 800 comuni italiani, e ad alcune bancarotte ad essa collegate. Oltre all’ex sindaco del Pdl di Como, Stefano Bruni, sono finiti in carcere Luigi Virgilio, manager di lunga esperienza nel settore finanziario che, secondo l’accusa, invece di traghettare Aipa fuori dai guai finanziari in cui versava a causa della precedente gestione, avrebbe continuato a drenare risorse pubbliche; l’ex patron del Lecco calcio Daniele Bizzozzero; l’uomo d’affari olandese residente a Lugano Johannus Demers. Ai domiciliari e’ invece Francesco Pierangeli, commercialista pesarese e presidente del cda del gruppo Kgs, una delle societa’ coinvolte. Le accuse, a vario titolo, sono bancarotta concordataria e fallimentare aggravata, abusivismo finanziario e costituzione fittizia di capitale sociale.
Aipa: pm, soldi a ex sindaco Bruni per consulenze bond fasulli
Stando alle indagini della Procura di Milano, l’ex sindaco di Como Stefano Bruni avrebbe intascato assieme all’ex patron del Lecco Calcio, Claudio Bizzozzero, centinaia di migliaia di euro per offrire attivita’ di consulenza e intermediazione nell’operazione di acquisto di titoli rivelatisi fasulli. E’ quanto emerge dall’inchiesta condotta dal pm Donata Costa che ha portato all’arresto di 5 persone, tra cui l’ex primo cittadino, coinvolto nell’inchiesta nelle vesti di commercialista. Bruni sarebbe intervenuto per consentire alla societa’ Mazal di ottenere i contratti di riscossione con gli enti locali. Requisito indispensabile per la legge e a garanzia dei cittadini, sarebbe stato quello di avere un capitale sociale di almeno dieci milioni di euro che la societa’ neo – costituita non possedeva. Per permetterle comunque di iscriversi all’albo delle societa’ di riscossione dei tributi, Luigi Virgilio, dominus di Aipa, avrebbe chiesto a Bruni e Bizzozzero, gia’ arrestato nei mesi scorsi in un’indagine sulle carte di credito clonate, di aiutarlo nella costituzione del capitale sociale: 18 milioni di dollari americani in titoli emessi dalla Jp Morgan, rivelatisi privi di valore, cosi’ come false sarebbero risultate due polizze fideiussorie per 10 milioni di euro. La stessa Jp Morgan avrebbe confermato alla Guardia di Finanza che si trattava di titoli ‘non rimborsabili’. Bruni si e’ difeso sostenendo di non sapere che quei titoli fossero ‘carta straccia’.









