Referendum: Psp, primo passo verso un reale cambiamento del Paese

partigiani-scuola241016Catanzaro – “I partigiani della scuola pubblica, unitamente al Coordinamento di Democrazia Costituzionale e alle altre forze politiche e sindacali schierate a difesa della nostra Carta fondamentale, festeggiano insieme il risultato ottenuto alle urne in occasione del referendum del 4 dicembre, nella consapevolezza che questo è il primo passo verso un reale cambiamento del Paese nella direzione della democrazia partecipata”. Lo scrivono i Partigiani della Scuola Pubblica, per i quali “è questa la lettura corretta da dare riguardo all’incremento del numero dei votanti sia al sud che al Nord, oltre che ad un risultato che ha segnato la sconfitta dei poteri forti rispetto alla volontà pervicace dei cittadini di tornare ad autodeterminarsi, una volontà che non è stato possibile arrestare, di fronte agli scempi riformisti di una legislatura che non ha inteso condividere le sue scelte con nessuna parte sociale”. Per i Partigiani “la “buona scuola” unitamente al jobs act sono stati la prova tangibile dell’azione di un governo che si è rivelato totalmente autoreferenziale nell’esercizio della sua funzione legislativa, presentandosi come un consiglio di amministrazione, messo lì per portare avanti un progetto scritto da qualcuno, più che organo istituzionale che agiva su delega dei cittadini . Fin dall’inizio – sotengono – abbiamo fatto notare che nessuna coerenza c’era tra il programma con cui il partito democratico aveva vinto le elezioni nel 2013 e il piano di riforme di Renzi.
Nessun passo indietro dal primo giorno di governo , nonostante le proteste, nonostante gli scioperi sopraggiunti anche in barba alle assunzioni previste dalla legge 107/2015, volute dalla sentenza del 26 novembre 2014 della Corte Europea, che avrebbero potuto essere una ragione per i docenti per sostenere questo progetto; nessun passo indietro da parte del governo, nonostante gli evidenti errori di una legislazione che ha conferito discrezionalità, negando certezza del diritto ai lavoratori e generando moltissime ingiustizie senza predisporre gli strumenti indispensabili a porvi rimedio”. I Partigiani della Scuola Pubblica sottolineano che
“gli insegnanti hanno sempre difeso l’idea di una scuola in linea con la Costituzione, utile e funzionale alla crescita democratica del paese e non alla formazione di una classe lavoratrice limitata nelle sue potenzialità, esposta allo sfruttamento e alla strumentalizzazione dei politici e dei poteri forti. Il modo arrogante – si legge ancora nella nota – di procedere di un governo che non ha conosciuto battuta d’arresto di fronte a nulla, che ha istituzionalizzato finanche il referendum, per cui anche nelle pubbliche amministrazioni si è vissuto un clima di oppressione ideologica, ha suscitato lo scatto d’orgoglio di molti elettori che non votavano più da anni, perché disgustati da una classe politica lontana dai loro interessi, portando nelle urne di tutta Italia una pioggia di no, che si è abbattuta come una mannaia su una riforma sbagliata nel metodo e nel merito! La nostra prospettiva, oggi, il 5 dicembre 2016, è – sostengono – che la classe politica destinata a traghettare l’Italia verso una nuova stagione di cambiamento si apra a tutte quelle classi sociali che sono state calpestate dal Renzismo partendo dall’identità valoriale comune della Costituzione condivisa da tutti i cittadini, costruendo un percorso comune per obiettivi e non per fazioni”. A giudizio dei Partigiani della Scuola “uno dei passaggi obbligati del prossimo governo sarà quello di intervenire finalmente sulla legislazione scolastica attuale , per consentire all’istituzione forse più danneggiata dal governo Renzi di riprendere a funzionare con regole certe e democratiche, in linea con la carta costituzionale”. Poi non hanno dubbi: “alla classe politica destinata a sostituire questo governo, il 4 dicembre dalle urne è arrivato un messaggio: i cittadini ci sono e vigilano sulle istituzioni, non accettando pressioni e propagande tendenziose, non apprezzando i media asserviti, ma valutando lucidamente chi li amministra nel metodo e nel merito”.