Salute: sale gap nord-sud, campani vivono 3 anni meno di trentini

Trentino-anzianiRoma – Cresce il divario territoriale Nord-Sud relativamente alle condizioni di salute e alle aspettative di vita. Il Rapporto Osservasalute 2016, presentato oggi al Policlinico Gemelli, mette in evidenza un dato che la dice lunga: nella provincia di Trento l’aspettativa media di vita e’ di 83 anni e mezzo (81,2 per gli uomini e 85,8 per le donne), mentre un cittadino che risiede in Campania ha un’aspettativa di vita di soli 80 anni e mezzo (78,3 per gli uomini e 82,8 per le donne). Il Mezzogiorno resta indietro anche sul fronte della riduzione della mortalita’; negli ultimi 15 anni e’ scesa in tutto il Paese, ma tale riduzione, soprattutto per gli uomini, non ha interessato tutte le regioni: e’ stata del 27% al Nord, del 22% al Centro e del 20% al Sud ed Isole.
Analizzando la mortalita’ sotto i 70 anni, considerata dall’Organizzazione Mondiale della Salute un indicatore dell’efficacia dei sistemi sanitari, si osserva che i divari territoriali non solo sono persistenti, ma seguono un trend in crescita. Dal 1995 al 2013, rispetto alla media nazionale nel Nord la mortalita’ sotto i 70 anni e’ in diminuzione in quasi tutte le regioni (fanno eccezione la provncia di Trento e la Liguria); nelle regioni del Centro essa si mantiene sotto il valore nazionale con un trend per lo piu’ stazionario (a eccezione del Lazio dove la mortalita’ e’ aumentata); nelle regioni del Mezzogiorno il trend e’ in sensibile aumento, facendo perdere ai cittadini di questa area del Paese i guadagni maturati nell’immediato dopoguerra.
Questi divari dipendono anche dalla differenza delle risorse disponibili: ad esempio la spesa sanitaria pro capite, che si attesta mediamente a 1.838 euro, e’ molto piu’ elevata a Bolzano (2.255 euro) e decisamente inferiore nel Mezzogiorno, in particolare in Calabria (1.725 euro).

Il Rapporto evidenzia che il 2015 e’ stato un anno particolare per la mortalita’ in Italia in quanto si e’ assistito a un aumento del numero di morti in valore assoluto rispetto agli anni precedenti.A fronte delle circa 600 mila morti medie nel 2013 e nel 2014, nel 2015 si sono verificate 49.000 morti in piu’.
Non vi e’ una spiegazione univoca per tale fenomeno, ma concorrono piu’ fattori contemporaneamente. L’incremento della mortalita’ del 2015 rispetto al 2014 si e’ verificato, essenzialmente, nei primi 3 mesi dell’anno (rispettivamente, +6.000, +10.000 e +7.500) e nel mese di luglio (+9.500 mila). L’eccesso e’, quindi, concentrato nel periodo invernale, quando e’ anche maggiore la diffusione di epidemie influenzali, e nel mese di luglio, durante il quale per un periodo di tempo prolungato le temperature sono state particolarmente elevate.
Analogamente, anche altri Paesi europei hanno notificato un incremento della mortalita’ durante l’inverno 2014-2015, correlabile alle caratteristiche dell’epidemia influenzale.
L’invecchiamento della popolazione spiega parte dell’incremento dei decessi osservato nel 2015, ma questo aumento delle morti rispetto al 2013 e al 2014 si puo’ leggere anche come una posticipazione dei decessi che non si sono verificati nei 2 anni precedenti, entrambi caratterizzati da una mortalita’ molto bassa.