Tv: Marziale, sanzionare “Presa Diretta” per immagini cruente

Reggio Calabria – “Per quanto annoso possa essere il dibattito su Tv e Minori, esiste una legge che ne regolamenta il rapporto e che le emittenti ad ogni livello sono tenute a rispettare”. Lo afferma il sociologo Antonio Marziale, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, che denuncia: “La trasmissione ‘Presa Diretta’ di lunedi’ 11 settembre, con annesso taglio di gola in primo piano ed altre immagini parimenti cruente, non ha apposto alcun filtro per tutelare non solo i bambini, ma anche gli spettatori incapaci di reggere emotivamente l’impatto visivo”. Marziale, che nel ruolo di presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori e’ stato tra gli estensori della legislazione vigente, si dice “indignato per tanta leggerezza dispensata in prima serata dal servizio pubblico, quello che incassa il canone e che piu’ delle altre emittenti e’ tenuto al rispetto delle leggi. Sacrosanto il diritto all’informazione – aggiunge Marziale – ma dovrebbe essere rispettato anche lo spirito di tutte quelle leggi e sentenze della Corte di Cassazione che contemplano il diritto alla tutela dei bambini, prioritario rispetto ad ogni altro diritto. Provvedo stamattina stessa a denunciare formalmente gli accadimenti all’Agcom, tenuta a infliggere le sanzioni previste – evidenzia il sociologo – alla Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, ai vertici aziendali e anche al presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni, che da Ministro delle Comunicazioni del governo Prodi ebbe modo di lavorare proprio sulle norme varate dal Codice Tv e Minori, recepito dalla legge Gasparri e, dunque, sensibile conoscitore del problema. Laddove non arriva la sensibilita’ – conclude Marziale – arrivino le sanzioni, che se non applicate autorizzano chiunque a rifiutare il pagamento del canone, perche’ il Contratto di Servizio che fa della Rai azienda di Stato e la autorizza a prelevare il canone prevede che le leggi a tutela dei piu’ piccoli e delle famiglie siano rispettate, altrimenti cessa di essere servizio pubblico”.