Istat:Cimo-Cida,dati aspettativa vita confermano divario nord-sud

Roma – I dati Istat sugli indicatori di mortalita’ nel 2016 pur se positivi a livello nazionale, “fotografano un’Italia a due velocita’, con forti squilibri territoriali nel Mezzogiorno, diretta conseguenza di un vistoso gap nell’assistenza sanitaria e nella politica ospedaliera”. Lo denuncia Guido Quici, presidente del sindacato dei medici Cimo-Cida, convinto che “se, come conseguenza della media statistica nazionale, ci sara’ una modifica verso l’alto dell’eta’ pensionabile, chi e’ svantaggiato territorialmente per le carenze sanitarie, finira’ paradossalmente anche per subire un danno economico vedendo allontanarsi l’eta’ della pensione”. Quindi l’invito alla politica e’ “a riflettere con attenzione prima di trarre conclusioni affrettate e procedere con l’innalzamento dell’eta’ pensionabile senza un’adeguata lettura dei dati Istat”. Perche’ “Si rischia di aggiungere ai cittadini che subiscono il danno di piani sanitari inadeguati, anche la beffa di un peggioramento della propria posizione previdenziale”.

 

“Viene quindi confermata – prosegue il presidente di Cimo – la gravita’ della situazione che da tempo denunciamo: c’e’ un divario nella sanita’ del Paese che va colmato. A giudizio di Cimo esiste un ‘collo di bottiglia’ fra la politica sanitaria sul territorio e la gestione degli ospedali. Se si tagliano orizzontalmente le risorse a questi ultimi, senza aver programmato adeguatamente una ‘rete’ sanitaria attiva sul territorio, chi ci va di mezzo e’ il paziente che subisce i guasti provocati da una gestione miope e superficiale della sanita’ a livello regionale. I dati che ha pubblicato oggi l’Istat mostrano un Paese spaccato in due, con pericolose sacche di insufficienza sanitaria in aree importanti come la Campania e la Sicilia”. Di qui l’invito “a riflettere con attenzione prima di trarre conclusioni affrettate e procedere con l’innalzamento dell’eta’ pensionabile senza un’adeguata lettura dei dati Istat, per non aggiungere ai cittadini che “subiscono il danno di piani sanitari inadeguati, anche la beffa di un peggioramento della propria posizione previdenziale”. “Certo – sottolinea Quici – non stiamo sostenendo di calcolare le pensioni a seconda della Regione, sarebbe un’assurdita’. Ma vogliamo cogliere l’occasione per proporre un approfondimento del livello di welfare State che attualmente viene erogato ai cittadini, con quali prospettive e con quale analisi costi-benefici soprattutto in campo sanitario. Solo cosi’ – conclude Quici – il parametro della speranza di vita da puro dato statistico puo’ diventare stimolo di una politica attiva della salute”.