Sanita’: ospedali Lamezia e Soveria, D’Ippolito (M5s) incontra Irto

Reggio Calabria – “In materia di competenze istituzionali e di priorita’ sanitarie durante il commissariamento per il Piano di rientro, nelle prossime settimane ci sara’ un tavolo di confronto tra parlamentari e consiglieri regionali calabresi nella III commissione di Palazzo Campanella”. Lo annuncia il deputato M5s Giuseppe d’Ippolito, quale esito dell’incontro con il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto, centrato – riassume l’esponente 5stelle – “sul rilancio degli ospedali di Lamezia Terme e Soveria Mannelli, alla luce della problematica e sempre piu’ lontana integrazione tra l’ospedale Pugliese-Ciaccio e il policlinico universitario Mater Domini di Catanzaro, dal 2012 destinatario di un illegittimo surplus di finanziamento da parte della Regione Calabria, che in tutto sfiora i 60milioni”. “Il presidente Irto – racconta il parlamentare M5s – e’ stato disponibile e aperto. Abbiamo espresso le nostre divergenze con fermo rispetto. Nel merito delle singole questioni a breve, ha garantito il presidente Irto, ci confronteremo nella commissione Sanita’ del Consiglio regionale, anche con i parlamentari delle altre forze politiche. Per noi – prosegue il deputato 5stelle – il Consiglio regionale deve tornare alla programmazione sanitaria anche in Piano di rientro. Per noi il Consiglio regionale deve intervenire sul finanziamento del policlinico universitario, ad oggi indipendente dalla produzione resa, come invece richiesto dalla legge. Per noi l’integrazione tra Pugliese-Ciaccio e Mater Domini, che pare sfumata dopo il voto negativo della III commissione consiliare, e’ argomento da sostituire con la proposta di legge di iniziativa popolare, promossa dalla deputata Dalila Nesci, che il Movimento presento’ nel dicembre 2016 in Consiglio regionale, dove e’ ferma”. “Si tratta – conclude D’Ippolito – del riassetto istituzionale della sanita’ calabrese, con grossi risparmi e notevoli miglioramenti gestionali. Il testo prevede una riduzione delle aziende sanitarie da 9 a 7, divise in 3 aziende ospedaliere, 3 aziende sanitarie territoriali e un’azienda ospedaliero-universitaria”.

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