Impresa 4.0: Sbarra (Cisl), serve specifica strategia per il Sud

Bari – “Le dinamiche di Impresa 4.0 ci mettono di fronte al bisogno di aggiornare e riformare strategie pubbliche e negoziali, verso un modello di sviluppo e di tutela sempre piu’ vicino alla persona e ai territori. In questo senso e’ piu’ che mai urgente definire una politica industriale capace di sostenere crescita e sviluppo con forti investimenti sui temi della ricerca, dell’innovazione, della formazione e competenze. Questa e’ una necessita’ del Paese e soprattutto per il Mezzogiorno”. Cosi’ Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto della Cisl, oggi a Bari per partecipare a una iniziativa sulla Quarta rivoluzione industriale organizzata dalla confederazione sindacale pugliese.
“Istituzioni e parti sociali devono operare insieme per sostenere le vocazioni produttive locali e potenziare percorsi formativi coerenti con le varie specializzazioni. Vuol dire puntare sul trasferimento tecnologico dai centri di ricerca ad ecosistemi di prossimita’ e integrare i contesti dell’apprendimento, dell’innovazione e della produzione. Un percorso che puo’ e deve coinvolgere tutti i settori, dal manifatturiero all’agroalimentare, dal tessile al chimico- ha aggiunto Sbarra sottolineando come – non esista svolta nazionale che prescinda dal riscatto della condizione meridionale”.

Sempre secondo il segretario Cisl, quindi, vanno realizzati “investimenti adeguati in infrastrutture materiali e immateriali” e potenziate “le leve di fiscalita’ di sviluppo per l’occupazione produttiva, la formazione continua, la ricerca”. Essenziale poi “pervenire ad un grande patto per incrementare le competenze, che rilanci il raccordo scuola-lavoro, l’apprendistato, la valorizzazione degli Its. Un’intesa che si occupi dei giovani, ma che non lasci indietro gli over 50, con politiche attive e centri per l’impiego potenziati, e una formazione continua che ne assicuri la riqualificazione ai cambiamenti che avanzano”.
Il mutamento del lavoro “accelerato dalla robotica, dall’automazione, dall’internet delle cose puo’ dunque essere governato, organizzato e orientato su rilevanti obiettivi sociali”. Ma va diffusa la “cultura della concertazione sociale e di relazioni industriali partecipative, vicine alla persona e al territorio. La via e’ quella indicata dal Patto della Fabbrica, che aggiorna i rapporti tra capitale e lavoro su basi di maggiore efficienza, solidarieta’ e collaborazione, avvicinando la contrattazione ai territori, alle aziende, alla persona. Un esempio di responsabile cooperazione sociale che ora interpella politica e istituzioni”.