Percorsi autobiografici al carcere di Catanzaro

Catanzaro- “In nome del padre – Verso sud” è il titolo dell’incontro che si è svolto il 28 giugno dalle ore 15 in poi al carcere di Catanzaro: qui sono stati portati avanti dei laboratori di scrittura autobiografica per papà detenuti e papà volontari.
Questo progetto nasce negli istituti penitenziari del Nord, ad opera delle volontarie Carla Chiappini e Laura Garcini, e per la prima volta è stato sperimentato al Sud nel carcere di Catanzaro, attraverso un’attività che ha visto nell’evento di ieri il suo momento conclusivo, e che si è basata su tre linee guida: “Quando ero bambino…. Quando sono diventato papà …. Il ricordo di mio padre.”
“L’iniziativa” spiega la direttrice dell’istituto, Angela Paravati “è stata portata avanti in collaborazione conLiberaMente econ il gruppo di volontari del laboratorio di lettura e scrittura creativa, per stimolare tutti i papà coinvolti verso la riscoperta della propria storia di figli e di padri e per avvicinare il mondo esterno al “quartiere chiuso” che è il carcere, promuovendo un confronto adulto, paritario e rispettoso.”
Il processo di umanizzazione della pena passa anche dalla ricerca di ciò che si è stati prima di entrare in carcere: i detenuti hanno prodotto degli elaborati scritti, che sono stati letti durante la manifestazione, da Pasquale Caridi e Generoso Scicchitano con l’accompagnamento musicale di Domenico Mellace, alla presenza di ospiti esterni.
Una forte commozione ha accompagnato questa lettura, per l’autenticità dei sentimenti espressi: dall’attesa dei bambini che aspettano che il padre ritorni a casa, alle visite di genitori anziani ai figli detenuti, che restano comunque figli.
Tra i presenti l’onorevole Angela Napoli, il giornalista Filippo Veltri, il presidente di LiberaMente Francesco Cosentini, l’avvocato Rita Tulelli, presidente dell’associazione Universo Minori, l’avvocato Claudia Conidi, il portavoce del forum del Terzo settore Giuseppe Apostoliti, il magistrato di sorveglianza Laura Antonini, il docente universitario Nicola Siciliani De Cumis, le volontarie Giorgia Gargano e Ilaria Tirinato. Ha moderato l’incontro Benedetta Garofalo.
Il progetto si è esteso non solo alle esperienze dei papà detenuti, ma anche a quelle dei genitori volontari.
In carcere la relazione padre-figlio diventa interiormente fortissima. Come ha sottolineato Veltri, spesso i figli, sia fuori che dentro, si portano dentro sensi di colpa nei confronti dei genitori anziani.
Il percorso autobiografico serve a ripercorrere la strada compiuta e a capire il momento in cui c’è stata una svolta negativa, per non ripetere i propri errori.La scrittura diventa un passaporto per un ritorno al passato, per darsi un’altra possibilità, con quella “intelligenza di cuore” che non si ha quando le cose accadono, ma quando, ritornando al passato si decide se farle accadere una seconda volta o se fare scelte diverse.Il carcere infatti funziona come servizio sociale quando viene meno la recidiva. Alcuni dei detenuti, in questo lungo percorso di recupero, hanno il sostegno delle visite settimanali dei propri genitori e parenti, altri purtroppo no; per altri ancora il percorso autobiografico può essere un modo per comprendere la grandezza di un dono che hanno comunque avuto: quello di essere diventati genitori.
Essere genitori non è mai facile: ma se si è reclusi all’interno di un carcere è difficilissimo. Per favorire la genitorialità responsabile qui a Siano, con l’associazione Universo Minori, è stato avviato un progetto per consentire l’incontro tra i figli minori dei detenuti in uno spazio pensato a misura di bambino, in modo che questi incontri siano una lezione di educazione alla legalità, e, almeno in un certo senso, un nuovo inizio.

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