Operazione Alesia: sequestrati beni ai “Cerra-Torcasio-Gualtieri”

Lamezia Terme – Il Gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme, al comando del Tenente Colonnello Clemente Crisci, si è occupato delle indagini patrimoniali che hanno riguardato il sequestro dei beni nei confronti della cosca “Cerra-Torcasio Gualtieri”, avviate nel 2017 e durate oltre un anno e mezzo.
Con tale operazione, battezzata “Alesia”, sono stati attinti i beni dei maggiori esponenti della cosca la quale, così come emerso da numerosi processi istruiti negli ultimi vent’annidalla DDA di Catanzaro, può definirsi una tra le più agguerrite e sanguinarie della ‘ndrangheta.
Sono stati, infatti,colpiti dai provvedimenti cautelari reali, i beni mobili ed immobili riconducibili a Nino Cerra, attualmente detenuto con regime del 41 bis O.P., capo storico e carismatico del gruppo, di Teresina Cerra, sorella di Nino nonché co-reggente della cosca, nonché quelli dei loro figli, generi, nuore e/o nipoti, tutti affiliati all’organizzazione.

Gli inquirenti ritengono di aver inflitto un durissimo colpo ai vertici ed esponenti di questa cosca di ‘ndrangheta, i quali, laddove il provvedimento ablatorio troverà conferme in sede di giudizio, rischiano di rimanere, di fatto, anche senza dimora essendo stati privati di ogni bene.
Secondo gli invetigatori la cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri ha per anni effettuato un capillare controllo criminale del territorio incutendo paura in città (unitamente alle altre organizzazioni egemoni), anche se a seguito della scissione dalla cosca dei Giampa’ con i quali un tempo erano alleati (fino all’anno 2000 circa), i Cerra-Torcasio-Gualtieri avevano subito numerose perdite poiché alcuni di loro caduti sotto i colpi della armi da fuoco delle altre organizzazioni; uno per tutti si ricorda l’omicidio di Giovanni torcasio (figlio maggiore di Teresina Cerra), assassinato il 29 settembre del 2000, evento dal quale scaturì quella che è stata battezzata la “guerra di mafia” che vedeva contrapposti i Cerra-Torcasio-Gualtieri da una parte ed i Giampa’ e Iannazzo dall’altra.

In questa guerra, secondo gli inquirenti,  i Cerra-Torcasio-Gualtieri sono stati soccombenti, ma hanno continuato a mantenere una certa egemonia su alcune zone del territorio, anche se in maniera ridotta rispetto al predominio che avevano in precedenza. La dimostrazione a quanto si afferma, secondo gli inquirenti, si troverebbe proprio nei beni che oggi sono stati sequestrati, la gran parte dei quali sono stati realizzati proprio negli ultimi 15/18 anni. In particolar modo i Torcasio, dopo aver subito la confisca del primo “palazzo” che avevano realizzato in via dei Bizantini (quello oggi ospitante alcune associazioni onlus a sfondo sociale) nel giro di pochi anni hanno realizzato altri due edifici, costituiti rispettivamente da tre e quattro appartamenti lussuosamente rifiniti, pur senza svolgere alcuna attività lavorativa oltre ad acquistare un appartamento con autorimessa nella provincia di Firenze, ed ivi avvire un’attività commerciale.
Anche il tenore di vita ostentato dagli stessi, non è passato inosservato agli investigatori della Guardia di Finanza, poiché sintomatico del fatto che la cosca, i Cerra-Torcasio-Gualtieri, pur se data come perdente, aveva comunque un “giro d’affari” non indifferente.

Tra i “lussi” di cui si circondavano hanno acertaro gli inquirenti vi sono, ad esempio, ad un “mini acquapark” realizzato sul retro di uno dei palazzi dei Torcasio, con tanto di scivolo ed impianti per cascate artificiali (costruito di recente), biliardo professionale, televisori maxi schermo, impianti di videosorveglianza, arredi di lusso, oltre che ad un acquascooter, una moto di grossa cilindrata ed un SUV (questi ultimi oggetti sottoposti a sequestro).
Le indagini, condotte dal Nucleo Mobile delle fiamme gialle lametine, sono state molto difficoltose in quanto non è stato semplice ricondurre i cespiti agli odierni prevenuti; in particolar modo per quanto concerne le abitazioni dei TORCASIO, le quali risultano costruite su terreni che formalmente risultano intestati a loro lontani parenti ed avi, dei quali si sono impossessati senza evidentemente mai intestarsi i beni.

Anche nel caso dell’abitazione di CERRA Pasquale, figlio di Nino, le indagini sono state alquanto complesse; al CERRA Pasquale, infatti è stata sequestrata una lussuosa villa con giardino, all’interno della quale sono stati avviati anche lavori per la realizzazione di una piscina; in questo caso, avendo questi ricevuto in passato un risarcimento per diverse centinaia di migliaia di euro, dimostrare la sperequazione esistente tra fonti (lecite) ed impieghi, le indagini reddituali sono state effettuate a far data 1979.
Gli inquirenti tornando ai profili di carattere criminale degli esponenti della cosca, fanno riferimento  a CERRA Nino, il quale, per come è stato evidenziato negli atti prodotti all’A.G., ha iniziato a delinquere sin dagli anni ’70 fino a divenire protagonista di sequestri di persona, omicidi e altro.
Nel 1984 dopo un periodo di latinanza fu tratto in arresto poichè accusato di due sequestri di persona (quelli di Fabrizio Mariotti, figlio di un industriale del marmo di Bagni di Tivoli e di Tullia Cauten, figlia di un ricco imprenditore di Milano), nonché dell’ omicidio di Giuseppe Cerminara, di 24 anni, ucciso un mese prime. Il CERRA era andato via da Lamezia negli anni ’70 per stabilirsi a Milano dove aveva compiuto solo reati di lieve entità. Il passaggio al “grande giro” dei sequestri avvenne nel capoluogo lombardo dove entrò a far parte di un gruppo di banditi calabresi legato alla famiglia Papalia di Platì.

L’edificio sequestrato al CERRA Nino nel corso dell’odierna operazione è quello in cui questi incontrava segretamente gli esponenti delle altre famiglie della ‘ndrangheta calabrese, secondo quanto emerso dall’inchiesta “chimera”; per contro, i fabbricati sequestrati ai TORCASIO sono quelli che i vari affiliati indicavano con il nome di “il fortino”, in ragione, evidentemente, delle blindature poste a difesa delle abitazioni e dei notevoli impianti di videosorveglianza ivi installati.
Ed è per tale ragione che l’operazione condotta nei confronti del gruppo dei CERRA-TORCASIO è stata battezzata dai finanzieri lametini “ALESIA” come l’ultima roccaforte dei galli caduta sotto l’imperatore dell’antica Roma Giulio Cesare.

Infine, proprio in ragione del profilo criminale dei soggetti attinti dal provvedimento, la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, accogliendo la richiesta della Guardia di Finanza, ha proposto per l’applicazione della sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di soggiorno nel comune di residenza i destinatari dei provvedimenti, attualmente tutti detenuti, fatta eccezione per GUALTIERI Antonia:

– CERRA Ninno;
– CERRA Teresina;
– CERRA Pasquale;
– CERRA Luca;
– TORCASIO Pasquale;
– GUALTIERI Antonia;
– TORCASIO Giovanni;
– TORCASIO Vincenzo;
– GUALTIERI Antonio;
– MICELI Antonio;
– TORCASIO Teresa;
– TORCASIO Angelina;
– CARNOVALE Pasquale.

,