Operazione Alessia: Fittante si congratula con le forze dell’ordine

Lamezia Terme – Costantino Fittante presidente del Centro “Riforme-Democrazia-Diritti” con una nota esprime un parere sull’operazione Alessia nell’ambito della quale sono stati sequestrati dei beni ad alcune cosche del lametino,
“Per l’operazione di sequestro di beni alle cosche della Piana e di altre aree della regione, non si può non esprimere – commenta – compiacimento e riconoscenza nei confronti delle forze dell’ordine e della magistratura. Sono stati colpiti famiglie ‘ndranghetiste sottraendogli ricchezze accumulate con traffici illeciti (estorsioni, appalti e subappalti per interventi edilizi pubblici e privati, spaccio di droga, ecc.). Questa operazione – prosegue – si aggiunge alle altre realizzate negli ultimi dieci anni circa con le quali sono stati decapitati alcuni vertici delle “famiglie” locali. Il compiacimento e la riconoscenza devono però essere accompagnati da una profonda riflessione circa l’insufficiente o addirittura mancata mobilitazione della società civile organizzata per affermare “senza sé e senza” il ripudio della ‘ndrangheta, della sua cultura e la decisa condanna del suo agire ai danni della città”. Per Fittante, “nella lotta contro la delinquenza organizzata, permane una sorta di delega alle forze dell’ordine e alla magistratura, come se bastassero gli arresti, le condanne o i sequestri di beni a ripulire la Città e il territorio lametino del fenomeno che condiziona la vita civile e lo stesso sviluppo economico”.
“Questa opinione – commenta ancora Fittante – è diffusa e non si può mettere in capo solo a singoli cittadini ma soprattutto ai partiti e movimenti politici, organizzazioni di categoria, associazionismo sociale e culturali. Lamezia non si libererà mai della ‘ndrangheta se ci si illude che basta l’azione meritoria della magistratura per debellarla, illudendosi, ad esempio, che gli arresti dei vertici delle cosche e le condanne conseguenti alle operazioni come Perseo, Medusa, Prime Leve, bastano per cancellare definitivamente dalla realtà cittadina il fenomeno, e che sono bastate queste operazioni ridurre e smantellare la rete del “pizzo” o del traffico di stupefacenti. O ancora peggio, autoconvincersi che basta, come forma di sostegno alla magistratura e alle forze inquirenti la costituzione di parte civile nei processi di mafia, da parte del Comune e di altri soggetti che organizzano imprenditori, commercianti e professionisti, considerandola quindi azione efficace di contrasto alla ‘ndrangheta. C’è un grande lavoro da compiere e un grande impegno civile e democratico da esprimere cui siamo chiamati tutti. Il Centro in tutti questi anni ha espresso una parte di tale impegno. Senza alcun sostegno finanziario di enti pubblici ma con un lavoro volontario, ha realizzato e continua a realizzare “progetti per la legalità” nelle scuole di ogni ordine e grado. Non “parate” o incontri estemporanei finalizzati oggettivamente a autopromuoversi o pubblicizzare libri, ma percorsi a tappe che vedono impegnati su argomenti specifici studiosi ed esperti, conversazioni con vittime di mafia e/o testimoni di giustizia, visite guidate ai luoghi dove sono stati uccisi personalità, semplici lavoratori, bambini inermi. Forse anche noi del Centro – conclude – dobbiamo compiere un salto di qualità del nostro agire: rivolgerci oltre che agli scolari e agli studenti, ai membri delle organizzazioni professionali, perchè esprimano, assieme a noi ,un più convinto e continuo impegno sul terreno dell’affermazione della cultura democratica, dei diritti e dei doveri di cittadinanza, di trasparenza dell’opera delle Istituzioni pubbliche, quindi, di sostegno esplicito all’azione di contrasto alla mafia messa in atto dagli inquirenti”.

,