Scuola: Cuzzupi(Ugl Calabria) audita al Senato sulla riforma

Catanzaro – “Il Disegno di legge al vaglio del Senato della Repubblica sulle modifiche in materia di ambiti territoriali e chiamata diretta dei docenti va bloccato e cambiato in maniera sostanziale”. Ad affermarlo è il Segretario Generale della Ugl Calabria Ornella Cuzzupi che è stata audita oggi in Commissione Cultura di palazzo Madama, nella qualità di coordinatore nazionale dell’Area Docenti del sindacato.
“In particolare – spiega Ornella Cuzzupi – chiediamo che venga abrogato il comma 66 dell’art. 1 del disegno di legge, il quale prevede che, a decorrere dall’anno scolastico 2019/2020 i ruoli del personale docente sono regionali, suddivisi in sezioni separate per gradi di istruzione, classi di concorso e tipologie di posto. E’ di tutta evidenza che tale formulazione è infelice e contrasta col carattere unitario e nazionale del sistema di istruzione e del lavoro che vi si svolge, in quanto direttamente e strettamente funzionali all’esercizio generalizzato e diffuso del diritto all’istruzione in ogni ambito territoriale”.
Regionalizzare la scuola sarebbe assai penalizzante per il Mezzogiorno, secondo Ornella Cuzzupi che ricorda quanto avvenuto nel settore della Sanità pubblica. “Non vorremmo – dice – che venissero create scuole di serie a e di serie b come avvenuto con le strutture sanitarie ed assistere allo stesso squilibrio dei diritti tra Nord e Sud che registriamo nel delicato comparto che riguarda la tutela della salute pubblica. A nostro avviso la nuova norma che vorrebbe introdurre il Governo, presenta carattere di illegittimità costituzionale, con riferimento agli art. 33 e 34 della nostra Carta Costituzionale. In particolare il secondo comma dell’art. 33 Cost., afferma che “la Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”. Allo Stato quindi compete, in via generale, la predisposizione dei mezzi di istruzione e la creazione delle norme generali in materia. La lettera del dettato costituzionale non esclude che lo Stato possa intervenire finanziando scuole o istituti in difficoltà (ciò anzi potrebbe giovare al mantenimento di un pluralismo della cultura). E’ compito dello Stato, pertanto, intervenire, anche attraverso la destinazione di risorse aggiuntive e misure speciali eventualmente necessarie in quei contesti che presentano maggiori criticità, al fine di assicurare a tutti gli studenti italiani pari opportunità. Con la regionalizzazione degli organici, inoltre,
si corre il rischio che i docenti vengano discriminati anche da un punto di vista stipendiale, essendo di tutta evidenza che le Regioni con grandi difficoltà economiche non possono assicurare gli stessi standard previsti dal contratto nazionale, venendosi così a creare ulteriori squilibri fra gli appartenenti ad una stessa categoria, e in confronto agli altri comparti del pubblico impiego”.
Un primo risultato nel frattempo è stato e il presidente della Commissione Cultura Mario Pittoni, insieme ai senatori, ha annunciato che si farà portavoce delle richieste avanzate dalle forze sindacali in modo unitario.