Sicurezza: assistenti sociali in piazza a Catanzaro contro decreto

Catanzaro  – L’Ordine degli Assistenti Sociali della Calabria aderira’ al sit in di mecoledi’ 12 dicembre, organizzato dall’Anpi, in piazza Prefettura di Catanzaro, contro il Decreto Sicurezza. “Un provvedimento di dubbia costituzionalita’ – si legge in una nota – che annullera’ la protezione umanitaria in cui gli assistenti sociali sono da sempre impegnati in prima linea. Tra gli elementi di criticita’ della legge sicuramente spicca l’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, che portera’ un maggiore tasso di irregolarita’ e una conseguente maggiore vulnerabilita’ dei piu’ deboli. Peraltro, seppur nel disposto normativo sarebbe contemplato il rilascio di permessi per gravi motivi di salute, non risultano chiari i criteri attraverso i quali questi verranno assegnati, mentre la loro minore durata e non convertibilita’ in permessi di lavoro, limitera’ la possibilita’ di accedere all’assistenza sociale e ai percorsi di integrazione”.

Ulteriormente preoccupante, per gli assistenti sociali, “e’ la riforma del sistema di accoglienza Sprar che, sebbene a livello europeo venga considerato come un modello virtuoso, sara’ destinato esclusivamente alle persone titolari di protezione internazionale e dei nuovi permessi di soggiorno per casi speciali, nonche’ ai minori stranieri non accompagnati. Questo comportera’ che le persone richiedenti asilo resteranno escluse dai percorsi di formazione e integrazione previsti dagli Sprar e saranno costrette a lunghe permanenze nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), con ripercussioni anche gravi in termini di salute fisica e psichica. Una situazione grave – si legge – che coinvolgera’ anche persone vulnerabili come anziani, donne incinte, persone affette da disabilita’, genitori soli con figli minori,vittime di tortura o violenze, che verranno inserite in centri sprovvisti di misure adeguate alle loro specifiche vulnerabilita’”.
A incrementare le perplessita’, infine, l’allungamento dei tempi di trattenimento negli hotspot e nei Centri di Permanenza e Rimpatrio (ex CIE), “per cui – si legge – persone che non hanno commesso alcun reato potranno esser sottoposte a periodi di detenzione fino a 7 mesi, al termine dei quali il loro futuro restera’ comunque incerto; la mancata iscrizione all’anagrafe dei residenti che, nonostante le rassicurazioni, rappresenta di fatto un ostacolo per l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale; il divieto di ingresso in alcune aree delle citta’ (il cosiddetto Daspo urbano) che, quando applicato ai presidi ospedalieri, ostacola l’accesso alle cure, limitando i diritti costituzionali. Di fronte a un provvedimento contrario ai principi su cui si fonda la professione dell’assistente sociale, l’ordine – e’ la conclusione – non puo’ che manifestare profondo dissenso”.

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