Droga: blitz Carabinieri Cosenza, arresti in Calabria e altre regioni

Cosenza  – Blitz antidroga dei Carabinieri in provincia di Cosenza e nei comuni di Sassuolo, Frascati e Vibo Valentia. Alle prime luci dell’alba 150 militari dell’Arma del comando provinciale di Cosenza, supportati dai militari del 14° battaglione Carabinieri “Calabria”, dello squadrone eliportato Cacciatori di Calabria e del nucleo cinofili di Vibo Valentia, hanno eseguito 13 misure cautelari nei confronti di altrettante persone, ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, estorsione, sequestro di persona, rapina aggravata, lesioni personali aggravate, ricettazione, favoreggiamento personale, porto di armi od oggetti atti ad offendere e violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno.
I Carabinieri hanno anche eseguito 11 perquisizioni domiciliari a carico di persone coinvolte nell’operazione. I dettagli dell’operazione saranno resi noti nel corso della conferenza stampa, in programma alle ore 10,30, negli uffici dlla procura della repubblica di Cosenza.

 

Detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, estorsione, sequestro di persona, rapina aggravata, lesioni personali aggravate, ricettazione, favoreggiamento personale, porto di armi od oggetti atti ad offendere e violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Questi i capi di imputazione che hanno portato al blitz antidroga dei Carabinieri che hanno eseguito 13 misure cautelari in provincia di Cosenza e nei comuni di Sassuolo, Frascati e Vibo Valentia. L’operazione è stata denominata in codice “Crutch” (stampella) perché la droga era nascosta nelle insenature dei motori delle automobili o negli indumenti intimi delle compagne, ma anche all’interno delle aste delle stampelle fingendosi a loro volta claudicanti. Per 8 destinatari delle misure restrittive si sono spalancate le porte del carcere, altri 4 sono stati ristretti nelle rispettive abitazioni agli arresti domiciliari, mentre un altro è stato sottoposto al divieto di dimora nei Comuni di Cosenza e Rogliano. Contestualmente agli arresti i Carabinieri hanno eseguito anche 11 decreti di perquisizione domiciliare, emessi dalla Procura della Repubblica di Cosenza, nei confronti di altri soggetti indagati in stato di libertà per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. L’organizzazione operava nel capoluogo e nell’hinterland.
L’indagine, condotta dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Rogliano e coordinata dal Procuratore della Repubblica di Cosenza, Mario Spagnuolo, è scaturita dal ricovero di un 24enne di Rogliano in ospedale per un malore causato dal consumo di alcune dosi di eroina tagliata male. Convinto dai genitori, ormai sfiniti dal cammino di tossicodipendenza intrapreso dal figlio quando era ancora minorenne, il giovane ha denunciato quanto a sua conoscenza ai militari della Compagnia di Rogliano e ha così fornito loro l’input per avviare una complessa attività investigativa. Dagli approfondimenti investigativi è emerso che i principali indagati, tutti di Rogliano e dei Comuni limitrofi, avevano trovato il modo di trasformare la piazza principale e una porzione della villa comunale di un paese di provincia in un vero e proprio market dello stupefacente: qualunque tipo di sostanza era disponibile per i loro clienti, a qualsiasi ora del giorno. Ampi erano anche i margini di guadagno per i pusher: dai 5 euro per una storia di marijuana ai 150 per una scaglia originale di cocaina, passando per i 70 pagati per una “botta” di eroina e i 100 dovuti per una “panetta” di hashish. Fra le droghe spacciate, anche qualche pasticcasintetica. Concordato l’appuntamento con un messaggio inviato mediante le moderne applicazioni di messaggistica, avveniva lo scambio tra persone sedute al tavolino di un bar del centro storico.

L’attività investigativa condotta dai militari della Benemerita, sia tramite l’intercettazione di numerose utenze telefoniche in uso agli indagati che mediante la strategica collocazione di diverse telecamere nel centro urbano di Rogliano, ha consentito di documentare 203 episodi di cessione di sostanze stupefacenti. Oltre 1.000 quelli ricostruiti a seguito dei contatti intercorsi tra venditori ed acquirenti in un anno e mezzo di indagini. Gli spacciatori trovavano una soluzione per qualsiasi esigenza: se l’avventore non poteva muoversi da casa per qualunque ragione, lo stupefacente gli veniva consegnato a domicilio. I pusher sapevano anche consigliare la sostanza giusta ai clienti indecisi, accompagnandoli nel consumo di sostanze sempre più invasive e costose. Tra i 66 assuntori abituali identificati, figurano anche alcuni minorenni. La gran parte di loro, vista l’imponente mole di materiale probatorio raccolto dai militari, ha ammesso lo stato di dipendenza, ha riconosciuto gli spacciatori e fornito dichiarazioni utili per documentare le loro responsabilità in modo ineluttabile. L’efficienza nel servizio offerto dagli spacciatori ai clienti, soddisfacendo con tempestività ogni loro esigenza in termini di qualità e quantità delle sostanze illecite sul mercato, doveva però essere corrisposta anche sul piano economico: la puntualità dei pagamenti era un requisito essenziale non solo per essere considerato un buon cliente ed assicurarsi la regolare fornitura dello stupefacente per le necessità future, ma anche per salvaguardare la propria incolumità.
I ritardi nei pagamenti da parte dei tossicodipendenti causavano reazioni spesso anche violente da parte dei pusher, capaci di passare dalle richieste alle minacce e poi dalle parole ai fatti. Nessuno scrupolo se il tossicodipendente era minorenne o in una situazione di difficoltà economica. In un caso, dopo che le sorelle avevano coraggiosamente tentato di difendere un ragazzo invitandolo a rivolgersi ai Carabinieri, nuove minacce erano state rivolte al giovane ed ai genitori inducendoli a consegnare loro la cifra pattuita.
Il gruppo criminale passava alle vie di fatto, come nel caso di un quarantenne cosentino reo di non aver saldato interamente il debito contratto dal figlio della compagna per una partita di stupefacente. La ritorsione nei suoi confronti era scattata nel novembre 2017. Utilizzando come esca una donna in passato vicina all’uomo, la vittima era stata attirata in un parcheggio della Località Piano Lago del Comune di Mangone ed aggredita con schiaffi, calci e pugni.

Dopo essere stato picchiato da due persone, l’uomo era costretto, con un coltello puntato alla gola, a salire a bordo della sua autovettura. Saliti a bordo con lui, i due malviventi lo obbligarono a condurli nella sua abitazione per consegnare loro 1.250 euro in contanti, vari monili in oro, due cellulari e perfino la sua automobile. L’uomo era stato infine abbandonato malconcio nel suo appartamento, senza macchina né cellulari, nell’impossibilità di chiedere aiuto per telefono o recarsi in ospedale. La vittima, ferita, si era rivolta ad una vicina di casa e aveva denunciato quanto accaduto ai militari dell’Arma che, intervenuti, avevano sorpreso uno dei malviventi mentre tornava a casa con i cellulari della vittima e la chiave della sua autovettura. La denuncia dell’uomo, genitore di un tossicodipendente, ha consentito ai Carabinieri di fare piena luce sui fatti accaduti, sino al blitz di oggi.
Le intercettazioni e i pedinamenti dei militari nei confronti dei numerosi indagati hanno consentito non solo di addivenire alla completa mappatura della fitta rete di relazioni esistenti tra i vari pusher, ma anche di individuare ed aggredire il livello criminale superiore fino a risalire ai fornitori dello stupefacente. Diversi quelli individuati in varie aree del capoluogo bruzio, già passati alle cronache per essere teatro del fenomeno dello spaccio di sostanze: Via Popilia, Piazza dei Valdesi, i vicoli del centro storico.

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