“Ricettopoli” a Cosenza: medico coinvolto era già stato processato

Cosenza – Il medico coinvolto nell’operazione “ricettopoli” dei Carabinieri di Cosenza era già stato processato e poi assolto per le stesse accuse contestate con l’operazione di stamane, che ha portato all’emissione di 13 provvedimenti restrittivi per l’indebita prescrizione di farmaci oppiacei. “Il meccanismo era fin troppo semplice: un medico compiacente che inondava di prescrizioni, che poi erano portate alle farmacie, ben contente di dispensare farmaci molto costosi, e il cerchio si chiudeva con l’assunzione o l’immissione sul mercato di queste sostanze, che hanno lo stesso effetto dell’eroina” ha detto il procuratore capo di Cosenza, Mario Spagnuolo, nel corso della conferenza stampa tenuta stamattina. Nove gli arresti e 4 (un medico e tre farmacisti cosentini) le persone interdette.
Ai farmacisti sono stati sequestrati 176.000 euro come equivalente del danno presunto subito dal Servizio sanitario nazionale. Ma, secondo gli inquirenti, in realtà il traffico sarebbe milionario e si protrarrebbe da una quindicina di anni. Le scatole di questi medicinali costano tra i 50 e gli 80 euro ciascuna.

 

“Abbiamo voluto bloccare questa emorragia – ha detto Spagnuolo – se pensate che solo ad agosto abbiamo rilevato 45 prescrizioni e che con 10 sole prescrizioni un malato terminale va avanti per un anno. Un vero fiume di droga inondava Cosenza. I controlli non competono alla Procura – ha specificato Spagnuolo – deve essere la struttura sanitaria ad esercitare forme di controllo al suo interno”.
Le indagini continuano, perché si ritiene che altri medici e farmacisti siano coinvolti nel traffico. La pm Margherita Saccà, che ha seguito l’indagine, ha precisato che “non è chiaro se e cosa ci guadagnasse il medico, ma certamente la sua è stata una condotta scriteriata”. Stigmatizzato anche il comportamento dei farmacisti, che avrebbero volontariamente omesso ogni controllo al solo scopo di guadagnare sulla vendita dei costosi medicinali. Inoltre sono state sottolineate le condizioni fatiscenti e non rispondenti alle norme igienico-sanitarie dello studio del medico coinvolto, che pure ha 800 pazienti iscritti.

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