Usura: interessi del 121% su prestiti, un arresto a Lamezia Terme

Lamezia Terme   – Avrebbe prestato del denaro a due commercianti di Lamezia Terme (Catanzaro) in difficolta economiche, pretendendo tassi d’interesse del 121%. Per questo il gruppo della Guardia di Finanza della città calabrese hanno arrestato un uomo di 49 anni, Carmelo Furci, procedendo anche al sequestro di un un suv e di un’utilitaria nella sua disponibilità, del valore di oltre 45.000 euro, e la somma di 32.000 euro, pari agli interessi corrisposti dalle vittime dal mese di gennaio al mese di agosto del 2019. Il provvedimento è stato emesso dall’ufficio Gip del tribunale di Lamezia Terme, su richiesta della locale procura della Repubblica. L’arrestato, che ha precedenti specifici, è ritenuto, tra l’altro, affiliato ad un clan della criminalità organizzata. L’uomo deve rispondere di usura aggravata, in quanto commessa a danno di persone esercenti attività di impresa in grave stato di disseto finanziario, estorsione ed esercizio abusivo del credito. (AGI)

Le vittime hanno versato il danaro dal gennaio all’agosto 2019.  Le indagini sono state avviate dalle fiamme gialle nell’agosto scorso. I finanzieri lametini sono riusciti a ricostruire i rapporti finanziari di natura illecita intercorrenti tra usuraio e vittime, riscontrando che il primo ha erogato due distinti prestiti pretendendo interessi quantificati al 121,66%. Le vittime avrebbero ricevuto un primo prestito di 10.000 euro nel luglio del 2018, a fronte del quale l’indagato ha preteso il pagamento di 1.000 euro mensili come rate di interessi fino al momento in cui i debitori non fossero stati in grado di restituire la somma capitale per intero. Un altro prestito, con le medesime modalità, è stato, poi, erogato nel dicembre del 2108 per un ammontare di 90.000 euro; in questo caso l’indagato avrebbe preteso il pagamento di interessi mensili pe 9.000,00 con termine stabilito al momento in cui i debitori non fossero stati in grado di restituire la somma capitale in un’unica soluzione. Condizioni che hanno portato i due commercianti ad una situazione finanziaria di “non ritorno”, non potendo far fronte a tale esosa pretesa, riuscendo a corrispondere solo una minima parte di interessi quantificati in 32.000 euro.
L’indagato, in un crescendo di minacce, avrebbero convinto le sue vittime a effettuare la cessione delle loro attività commerciali al fine di incamerare l’illecito profitto, evento scongiurato grazie all’esecuzione dei provvedimenti giudiziari. Le indagini – sottolineano gli inquirenti – nonostante la complessità e la delicatezza della vicenda e la ritrosia delle vittime nel riferire i fatti di cui erano a conoscenza, sono state portate a termine in circa sessanta giorni.

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