‘Ndrangheta: procuratore Reggio,riesaminare prove casi irrisolti

Reggio Calabria – Le nuove tecniche scientifiche possono portare alla soluzione di casi di omicidio o altri gravi delitti rimasti irrisolti, attraverso il riesame di reperti genetici all’epoca dei fatti inutilizzabili con le vecchie tecnologie. E’ per questo che il procuratore capo di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, come rivelato nel corso della conferenza stampa tenuta per illustrare i dettagli dell’operazione che ha portato all’arresto del presunto autore di un delitto di ‘ndrangheta risalente al 1988, ha proposto alle forze di polizia della città di creare una squadra che riesamini tutti i vecchi delitti per i quali è ancora possibile analizzare tracce ematiche, impronte o altre prove repertate a suo tempo, impiegando tecnologie che prima non erano disponibili. Sono state, infatti, le tracce ematiche a suo tempo recuperate e riesaminate a portare oggi all’arresto di Enzo Zappia, già detenuto per altri reati. L’uomo avrebbe fatto parte del gruppo di fuoco che, nell’aprile del 1988, assassinò il giovane Giuseppe Cartisano, 21enne.
Le vecchie tecniche non avevano infatti consentito di risalire al killer attraverso l’esame delle tracce di sangue trovate dagli inquirenti dopo il suo ferimento avvenuto in un conflitto a fuoco con i Carabinieri, ingaggiato dai malviventi subito dopo l’omicidio. In quella occasione il complice di Zappia rimase ucciso, mentre lui riportò ferite alle gambe. Il riesame dei reperti, unito alle dichiarazioni dei pentiti, avrebbe consentito di risolvere il caso.