Polizia: “Suicidi in aumento”,Siulp Catanzaro scrive a Lamorgese

Catanzaro– L’esponenziale aumento dei suicidi tra le forze dell’ordine e la gestione di alcuni uffici, a partire dalla Questura di Catanzaro. A lanciare l’allarme è il segretario provinciale generale del Siulp (Sindacato italiano unitario lavoratori di polizia), Gianfranco Morabito, in una lunga lettera indirizzata al Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Nella missiva, il sindacato di polizia evidenzia “le motivazioni che inducono, nel maggior numero di casi, i nostri colleghi a porre fine volontariamente alla loro esistenza in vita. Non è più tempo di minimizzare, come purtroppo si è soliti fare, specie da parte di chi avrebbe il dovere di salvaguardare i propri amministrati da simili gesta”. Escludendo in molti casi “problemi di natura economica o sentimentali”, il sindacato ritiene che “ben più profonde sono le motivazioni che spingono un essere umano, certamente in una condizione di fragilità psichica, di mettere fine alla propria esistenza”. Al Ministro dell’Interno è stato chiesto di “farsi promotrice di un’appropriata iniziativa legislativa che possa mettere al primo posto la condizione delle donne e degli uomini in divisa, le loro intime esigenze esistenziali per poter adempiere al meglio alla loro funzione di servizio e recuperare, senza ulteriori effetti, ognuno di noi ad una vita il più normale possibile”. In questa direzione sono stati richiamati da Morabito le “molta responsabilità dei rappresentanti periferici dell’Amministrazione, specie in quelle realtà, come quella catanzarese, ove fronteggiare le condizioni di precarietà esistenziale per l’assenza totale di servizi, la mancanza di lavoro, la diffusa povertà, l’oppressione criminale e le scarse prospettive di future positività, necessiterebbe quantomeno di vivere l’ambiente di lavoro non come una negatività, ma con l’entusiasmo di offrire il meglio di se stessi per la cosa comune”. Invece, il sindacato denuncia “contestazioni disciplinari a iosa, peraltro caratterizzate da estremo rigore sia nella fase istruttoria sia in quella decisionale, mancata valutazione delle proprie aspirazioni prim’ancora che accoglimento delle stesse o, ancor peggio, determinazioni assunte in assenza di criteri oggettivi e codificabili, modificazione in pejus delle note caratteristiche individuali anche in contrasto alle indicazioni provenienti dai dirigenti preposti, decadimento produttivo dell’apparato, deficienza organizzativa, soppressione di ogni forma assistenziale per le donne e gli uomini in divisa, decadimento della dignità professionale dell’Istituzione Polizia di Stato e di ogni singolo operatore, non sono altro che il risultato che, ahinoi, siamo costretti a registrare ed a lamentare”. Da qui la rinnovata richiesta di intervento rivolta al Ministro rispetto agli atteggiamenti del questore Amalia Di Ruocco: “Evidentemente sulla base di preconcetti intellettuali, non dimostra la minima fiducia nei confronti dei propri dipendenti, finanche funzionari e dirigenti, né, a dire il vero, appare ricercare un punto di convergenza che le consenta di superare i rapporti conflittuali da lei stessa generati: salvo rare eccezioni sono tutti sospetti collusi e quindi non affidabili”.