Pasqua: Chiesa Calabria, andrà tutto bene ma basta col passato

Catanzaro – “Non ci sono solo tenebre in noi e attorno a noi”. Lo scrive il presidente della Conferenza episcopale calabra, monsignor Vincenzo Bertolone, arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, nel messaggio di auguri ai calabresi per la Pasqua. “Riesce difficile pensare – prosegue monsignor Bertolone – che ci possa essere qualcosa da festeggiare, in questi giorni vissuti da reclusi in casa, con i problemi di sempre, ma ora cresciuti così tanto che si fa molta più fatica a conviverci. La mancanza di lavoro, le lacune di una sanità che si manifestano nel confronto tra Stato e Regioni, l’assedio della ‘ndrangheta, che c’è e si sente benissimo, anche quando non si mostra, sono elementi che inquietavano già prima che il virus entrasse nelle nostre vite ed oggi hanno maggior peso, generando timori ed ansie. Viviamo un tempo come mai c’era capitato prima di vivere. Anche la Pasqua – evidenzia il presidente della Conferenza episcopale calabra – non sarà quella solita, e quest’anno nella sua salita al Golgota Cristo non troverà, sui tornanti della Passione, chi lo sostenga o gli porti per un tratto la Croce. Sembra, insomma, il tempo della disperazione, chiusi dentro, chiusi da fuori. Per un istante almeno, però, guardiamoci nell’anima”.

Dentro le zone del rispetto di questa inedita distanza-vicinanza che – sostiene monsignor Bertolone – per fermare il contagio porta a sacrificare persino i riti pubblici della Settimana Santa, c’è in realtà Cristo, c’è la vita, con la cura di sé e dell’altro. ‘Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere’, osservava Hetty Hillesum, scrittrice vittima della Shoah. Ecco: queste parole dovrebbero essere un motto nel giorno oscuro della prova. La vita è sempre una realtà grandiosa che può piegare anche il dolore più atroce. La nostra capacità di amore è tale da poter contrastare l’onda montante del male e dell’odio”. Monsignor Bertolone quindi osserva: “Andrà tutto bene, come ci viene ripetuto, però dobbiamo volerlo, perché per bloccare il subdolo insinuarsi della distanza servono lucidità, attenzione all’altro. Non ci sono solo tenebre in noi e attorno a noi. ‘Quanto più gravi sono i nostri problemi, tanto maggiori opportunità stiamo dando al Redentore, tanto più grande dev’essere la nostra speranza’, diceva sant’Oscar Arnulfo Romero. Abbiamo di fronte a noi la questione del futuro. Non sarà come chiudere una parentesi, ma ridisegnare insieme una convivenza nuova nella quale sobrietà, attenzione a ciò che vale, ovvero alle fragilità, all’uso dei saperi e dei poteri, siano seminati e diffusi e tra le generazioni e le loro culture. Per risorgere come comunità – conclude il presidente della Cec – si dovrà chiudere con il passato e concentrarci tutti sul futuro con spirito di coesione e regole nuove. C’è bisogno di un nuovo patto di fiducia fondato su nuove priorità. Non siete soli, non siate soli: scegliete la via che porta alla dignità di popolo. Sarà vera Pasqua”.