Riunione del comitato Pro ospedale del Reventino

Soveria Mannelli – Il Comitato Pro Ospedale del Reventino si è riunito ieri per avanzare una serie di proposte. Due punti soprattutto al centro della discussione: “la Pediatria e la proposta dell’Asp sulla struttura per ricavarne un centro di riabilitazione cardiologica in una commistione “ibrida” – non meglio compresa – tra pubblico (Utic di Lamezia) e privato (S. Anna Hospital) di Catanzaro. Intrecci a noi di difficile comprensione – spiegano dal comitato – che ci hanno portato sulla pista del “sospetto”, viste le ultime tendenze di pensiero dove – causa lezione impartita dal Covid – i più vorrebbero una sanità pubblica rinforzata e dispensata sul territorio. Riaprire i 18 ospedali chiusi non è stato uno slogan di Paperoga, ma il sancta sanctorum di soggetti indiscutibili: il procuratore Nicola Gratteri, il leader di diritti civili, Franco Corbelli, Gino Strada, di Emergency, il deputato Franco Sapia, i 18 sindaci delle strutture, Associazioni e Comitati. Ora invece che portare la barca in porto, la si vuole lasciare in balia delle onde, tanto con la scusa del Covid si giustifica tutto. Perché quando si tratta di ospedali di montagna, servono soprattutto risposte sul territorio per la sua morfologia, quindi: diagnostiche, cliniche, serve la medicina, in tutte le sue forme; gli ambulatori di cardiologia, pediatria, chirurgia, gastroenterologia, anestesia, oncologia, ginecologia, gli assistenti sociali del territorio, lo psicologo, e non in forma una tantum come ci si sta abituando a fare, ma aperti h8 o h 12 ogni giorno. Ma soprattutto devono essere due i punti fermi: il laboratorio analisi e la radiologia con Tac multi slide e Rx radiocomandata”.
“Servono quelle cose minime – proseguono – che se da un lato rafforzano soprattutto la risposta del pronto soccorso, dall’altro offrono un minimo di garanzia affinché l’utenza non sia costretta a spostarsi per tutto quello che va oltre il medico di base. Delle sorprese da scartare, specie in periodo elettorale non ce ne dobbiamo fare nulla, anche perché se dovessimo elencare le idee proposte nel passato sull’ospedale dette e mai attuate ci vorrebbe un vademecum, alcune delle quali molto paradossali e degne dei copioni della commedia napoletana, conclusesi con il classico nulla di fatto. Ma ora bisogna su tutto, anzi prima di tutto, far tornare la dottoressa Mancuso in ambulatorio di Pediatria. Al più presto, la pazienza delle madri è al limite e la nostra è finita – il periodo Covid non può esserne in esclusiva ne effetto ne causa – la Mancuso torni, altrimenti faremo la più invasiva – e nuova per aspetto – manifestazione che il comitato avrà organizzato nella storia ultradecennale del sodalizio, visto che nessuno ci da modo di spiegarci. A testimoniarlo due Pec, una fatta prima al commissario dell’ASP in data 14 ottobre, poi al Commissario ad Acta, in data 30 novembre, che non hanno avuto al momento risposta”.