Musica: Fausto Bisantis e The logical door

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Catanzaro – The logical door, terzo lavoro discografico di Fausto Bisantis, porta per la prima volta il nome intero della band, racchiudendo il percorso artistico di questo consolidato power trio, che strizza l’occhio a Frank Zappa, ai Gentle Giant, a E.L.P, al Banco, a Stevie Wonder e agli anni settanta, in una chiave fresca e spontanea che, non si cura di essere al passo con i tempi.
Il disco è volutamente dedicato a Nikola Tesla e, partendo dal ricordo su questo importante troppo a lungo dimenticato genio del XX° secolo, mette si pone dei quesiti su di una serie di esperienze e riflessioni a proposito della consapevolezza umana di fronte alla sua volontà. Nei brai che si susseguono, senza esigenze di metrica stilistica, entrano in campo diverse matrici esoteriche, tra cui la quarta via di Gurdjeff e il Sephiroth o albero della conoscenza della Kabbalah ebraica, nel quale il mondo e l’essere allo stato brado rappresentano la metafora della semplicità e debolezza animale, rispetto alla scoperta della conoscenza, per scoprire che alla fine, tutto questo è un sogno, uno scherzo, una sharade, della quale l’uomo è il Grand Guignol artefice della propria farsa, autorizzato da Dio stesso a prendersi gioco di se stesso.
Il progetto del compositore, musicologo e giornalista Fausto Bisantis, non si esaurisce mai nei canoni del rock e di qualsiasi altro genere, ma vuole sfuggire da ogni sorta di classificazione, per rivelare, quanta grandezza e bellezza, scopriamo ogni giorno nella musica del mondo. Così anni di studi, ricerche ed esperienze dirette, si mettono costantemente in discussione grazie alla visione radicalmente diversa che i tre musicisti portano in scena molto naturalmente.
“Siamo musicisti che da tanti anni, hanno esperienze diverse, anche nei live sentiamo sempre la necessità di guardarci sempre negli occhi, quasi come se stessimo conversando con gli strumenti, anche litigando, ma suono e linguaggio diventano una funzione interattiva. Anche durante la registrazione, fatta direttamente da noi grazie al nostro bassista, che è un eccellente tecnico del suono, ogni session era una scusa per tirare fuori qualcosa di nuovo. Ciò che veniva fuori, non era più quello che avevo scritto su partitura, ma una tavolozza, dove ognuno creava sempre nuovi colori. Del resto io volevo che trasparisse il mio linguaggio, tanto è che ci sono anche brani registrati solo da me, tra Roma, Milano, in momenti molti differenti, ma anche le molteplici interpretazioni e variazioni dello stesso”.