“Viaggio tra i destini paralleli della mia terra”

Lamezia Terme – “Viaggio tra i destini paralleli della mia terra” è il nuovo libro di Antonio Cannone. Dopo il “Il caso Aversa” e prima ancora per “Gli Intrusi-Fascino mortale”, il giornalista e scrittore lametino si cimenta in un romanzo “intriso di simbolismi che sottende in continuazione una visione lirica sulla complessità dei rapporti umani, con un impianto narrativo intimo e di introspezione. Non mancano i riferimenti alla realtà calabrese da dove comunque si dipana una visione globalizzata della contemporaneità. Un lavoro di “rigida libertà” con sentimenti universali che nascono e si sviluppano in un crescendo di emozioni dove ogni personaggio ha il proprio palcoscenico. Gabbie virtuali che in realtà diventano prigioni e dove viene messa in mostra la difficoltà dell’uomo nell’agire quotidiano e nei rapporti con il suo simile”. Per Cannone il “viaggio” è inteso come metafora dell’esistenza dell’uomo in un ricorrente confronto con l’ambiente e la società, con i dubbi, le certezze, gli incubi, le storie romantiche e tragiche del vivere comune. I protagonisti sono messi di fronte ai fatti, li subiscono o li provocano e a raccontarli è una “voce narrante”, una sorta di “fuori campo” che è la nostra coscienza. Un viaggio tra universi paralleli, tra destini che si incrociano, si parlano e si lasciano. Il racconto parte da un luogo del Sud per poi articolarsi in altri ambienti. Lo ndranghetista con giacca e cravatta che fa affari loschi e deturpa l’ambiente. L’idealista che affronta il broker”.
“Personaggi senza nome che parlano della morte delle “masse “. Il politico potente campione di demagogia e maestro d’imbrogli. Un padre che sa di morire e spiega al figlio come affrontare quello che è il più doloroso dei distacchi. L’inventore di una App della “verità” che obbliga i premier a informare del loro operato i cittadini e altre storie che si intrecciano con l’attualità di un mondo senza ideologie; dove l’unico riferimento è il potere economico e che partono dalla riproposizione del pensiero pasoliniano e delle liriche di zavattiniana memoria”.

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