Teatro: in scena al Grandinetti lo spettacolo VeroWest

Lamezia Terme – (di Giovanni Mazzei) – Continua ancora a riscuotere grandissimi successi e un forte consenso di pubblico il Gran Premio del Teatro Amatoriale, che quest’anno la rassegna Vacantiandu, con direzione artistica di Nico Morelli e direzione amministrativa di Walter Vasta, promossa dall’Associazione teatrale I Vacantusi, è riuscita ad ospitare stabilmente presso il teatro Grandinetti di Lamezia Terme.
Tante sono le compagnie teatrali provenienti da tutta Italia, che già hanno dato prova del loro talento sulle assi del palcoscenico lametino, ultima in ordine di tempo è stata la compagnia La Quinta Praticabile e l’associazione Quante Quinte, in rappresentanza della regione Liguria, che domenica 2 febbraio hanno portato in scena lo spettacolo VeroWest!, opera scritta da Sam Shepard.
Lapièce, del 1971, firmata dal drammaturgo statunitense, racconta le vicissitudini di due fratelli: Lee e Austin, fratelli che non hanno nulla in comune, che hanno due vite diversissime ma che in fondo, si scoprirà nel proseguo, hanno più di un punto di contatto che li accomuna.
Austin è un commediografo, impegnato a scrivere una sceneggiatura per l’imminente arrivo di un agente che potrebbe far divenire lo scritto un’opera cinematografica; per scrivere e concentrarsi meglio, Austindecide di ritirarsi nella casa della madre, ma in quell’equilibrio perfetto per la concentrazione e la scrittura arriverà – incrinando l’armonia artistica – Lee, suo fratello: una testa calda dedita a furti e alcol, emblema di una “vita da duri”, tant’è che rientra dopo un periodo di 3 mesi trascorso in completa solitudine in un deserto dell’ovest, il vero west.

L’arrivo di Lee, ovviamente, metterà completamente a soqquadro l’esistenza del pacato, ordinato e metodico Austin.I suoi furti, la tendenza all’ira, gli scatti di collerasconvolgeranno totalmente la dinamica di vita di Austin. Questa demolizione della personalità di Austin toccherà il suo culmine durante l’incontro con l’agente televisivo Saul Kimmer (Davide Quillico), il quale verrà completamente rapito dalla personalità di Lee, dal suo talento nel giocare a golf e – soprattutto – dal suo talento per gli imbrogli e i raggiri: invischiato, infatti, in una sorta di scommessa, l’agente sarà costretto a scegliere piuttosto che le sceneggiature inventate e composte da Austin, le storie di vita vissuta raccontate dallo scapestrato Lee.
Austin vedrà la sua vita sgretolarsi completamente, finendo per essere costretto a battere a macchina le storie che Leegli detta sotto gli effluvi dell’alcool, finendo per divenire l’assistente del fratello.

Decisamente coinvolgenti i due attori sulla scena: Marco Mesmaeker (Austin) e Andrea Scarel (Lee e regista dell’opera)che riescono a coinvolgere completamente lo spettatore, il quale viene rapito dalla loro mimica, dalla loro voce, dalla loro interpretazione in toto e dal loro rapporto con i pochi elementi presenti sulla scena: qualche bottiglia di liquore e di birra, le piante della mamma (Rosanna Ricciardi) da inumidire, fogli di carta buttati qua e là e una macchina da scrivere, infine subentreranno anche delle mazze da golf, che distruggeranno la macchina da scrivere, rea di non riuscire più a concretizzare e conferire materialità e forma ai pensieri nella mente dello scrittore.
I rapporti umani e familiari, l’ombra dell’inadeguatezza alla vita, il continuo accartocciarsi su ricordi e situazione diversamente gestibili in passato, l’imperterrito arrovellarsi per guadagnarsi da vivere e un po’ di soddisfazione di sé, uno scontro tra frustrazioni differenti ma di uguale natura, e poi il rapporto col padre: un altro vinto della società post-moderna, un rapporto malato, i quali strascichi hanno lasciato il segno nell’infanzia di due ragazzi ormai cresciuti ma che non sono mai riusciti a divenire adulti e il quale malato gioco al fratello buono e al fratello cattivo darà esiti nefasti e inaspettati. Il Vero West altro non è che la quotidiana esistenza di una vita qualunque.

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