Bankitalia: Calabria, livelli povertà superiori a resto Paese

Catanzaro – La Calabria si caratterizza “per una maggiore incidenza della povertà e anche per una disuguaglianza dei redditi da lavoro superiore rispetto alla media delle regioni italiane”. Lo rileva la filiale di Catanzaro della Banca d’Italia nell’annuale rapporto sull’economia della Calabria, relativo al 2018 e presentato questa mattina in una conferenza stampa.
Nel capitolo dedicato alle famiglie, l’istituto annota che “nel 2018 la ripresa del reddito disponibile e dei consumi delle famiglie avviatasi nel 2015 è proseguita, sebbene con minore intensità. Nel 2017, ultimo anno di riferimento per i ‘Conti economici territoriali’, il reddito disponibile delle famiglie calabresi era pari, in termini pro capite, a circa 12,700 euro (18.500 in Italia). La crescita registrata tra il 2014 e il 2017 – sostiene Bankitalia – si è estesa anche al 2018, mostrando tuttavia un’intensità modesta: in base a nostre elaborazioni su dati ‘Prometeia’, riferite al totale delle famiglie residenti in regione, nel 2018 il reddito disponibile delle famiglie è aumentato dello 0,8% a prezzi costanti rispetto all’anno precedente. Alla ripresa dei reddito hanno contribuito positivamente soprattutto i redditi da lavoro. Secondo stime di ‘Prometeia’, nel 2018 è proseguita l’espansione dei consumi. Nel 2017 la spesa a media mensile di una famiglia calabrese di due persone, espressa in termini equivalenti, era pari a circa 1.730 euro, minore di un terzo rispetto alla media nazionale. Il 28% di tale spesa era destinato all’abitazione (manutenzioni, utenze, canoni di affitto), una quota inferiore alla media italiana. La spesa per generi alimentari, pari per le famiglie calabresi al 25%, rappresenta invece una voce più rilevante in confronto al resto del paese”.
Secondo Bankitalia, inoltre, “in base ai dati Istat più recenti, relativi al 2017, la quota di famiglie calabresi in povertà assoluta, ovvero con un livello di spesa mensile inferiore a quello necessario per mantenere uno standard di vita minimo considerato accettabile, si attesta su livelli nettamente superiori al resto del Paese. Tra le misure di contrasto alla povertà, nel 2018 è stato introdotto il Reddito di inclusione (ReI). Secondo i dati dell’Inps i nuclei familiari regionali che nell’anno ne hanno usufruito sono stati circa 31.000, per un totale di circa 88.000 individui”.

“In termini relativi – si legge nel rapporto della filiale di Catanzaro della Banca d’Italia – ha beneficiato della misura il 4% delle famiglie, un’incidenza in linea con quella del Mezzogiorno ma superiore alla media nazionale. L’importo medio mensile ricevuto da ciascuna famiglia è stato di 288 euro, corrispondente a circa un decimo del reddito disponibile medio per famiglia. Nel 2019 il ReI è stato sostituito dal Reddito di cittadinanza (RdC). In base alle ultime informazioni disponibili relative alle domande presentate, il numero di percettori del Reddito di Cittadinanza potrebbe risultare più elevato rispetto al Reddito di inclusione, in virtù di criteri meno stringenti per l’accesso. Anche l’entità del trattamento dovrebbe risultare superiore”.
Infine, l’istituto osserva: “Oltre che per una maggiore incidenza della povertà, la Calabria si caratterizza anche per una disuguaglianza dei redditi da lavoro superiore rispetto alla media delle regioni italiane. Secondo le nostre stime, basate su un campione di famiglie in cui la persona di riferimento è in età da lavoro e non sono presenti pensionati, la disuguaglianza dei redditi da lavoro equivalenti è nettamente superiore in Calabria rispetto alla media delle regioni italiane (22 rispetto a 10). In linea con quanto avvenuto in Italia, la disuguaglianza – spiega Bankitalia – è sensibilmente aumentata in regione rispetto al 2009; solo negli anni più recenti, anche a seguito del miglioramento della dinamica occupazionale, si è registrata una parziale riduzione. Anche l’indice di ‘Gini’ fornisce evidenza di una maggiore disuguaglianza del reddito da lavoro in Calabria rispetto alla media nazionale. Ciò riflette la quota più elevata di individui che vivono in famiglie senza reddito da lavoro, a fronte di un livello di disuguaglianza tra gli individui delle famiglie percettrici sostanzialmente in linea con resto del Paese”.