Sud: Sbarra(Cisl), serve “un piano straordinario per il lavoro”

Catanzaro – “Un piano straordinario per il lavoro che valorizzi le tante risorse naturali , culturali ed i settori importanti dell’economia del Sud anche per frenare la fuga dei tanti giovani da queste realtà ,il rilancio della portualità calabrese e meridionale, la realizzazione delle infrastrutture mancanti nel Mezzogiorno , l’implementazione di adeguate politiche sociali e di leve fiscali di vantaggio per le imprese, sono questioni essenziali per ritrovare la via dello sviluppo nazionale. Per questo oggi diremo al Governo che una politica di crescita degna di questo nome non può che partire dal riscatto del Mezzogiorno”.
Così Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto della Cisl, a margine dell’attivo unitario su Zes e infrastrutture organizzato da Cgil Cisl e Uil di Catanzaro / Crotone e Vibo Valentia.
“L’incontro di oggi a Palazzo Chigi sul Sud premia la mobilitazione unitaria del sindacato culminata, non a caso, nella grande manifestazione di Reggio Calabria del 22 giugno. Qualcosa finalmente comincia a muoversi, come dimostra anche la recente decisione del Cipe di sbloccare parte delle risorse destinate alle infrastrutture. Resta da capire quando tali risorse saranno concretamente messe sui cantieri, e quante di esse saranno effettivamente orientate sul Mezzogiorno”.
Il segretario generale aggiunto ha poi rilevato come “serva tanto più coraggio sulle politiche nazionali di convergenza, a cominciare dal riallineamento di un impegno finanziario che negli ultimi tempi si è deteriorato, sia sotto il profilo qualitativo che quantitativo. In questo senso guardiamo agli sviluppi sul Regionalismo rafforzato con attenzione intransigente rispetto ai rischi di un provvedimento che, se non adeguatamente concertato, potrebbe portare a un inasprimento di questa condizione”.
Strategica, per Sbarra, è la partita delle Zes e dell’economia del mare. “Il Mediterraneo è oggi enormemente più importante di dieci anni fa, e il nostro Paese ha urgente bisogno di trasformare il suo posizionamento in un vero vantaggio competitivo. Bisogna puntare con decisione sul binomio logistica-portualità, investendo in intermodalità, reti materiali e logiche. Le Zes sono una scelta obbligata, ma le risorse individuate, 300 milioni in tre anni per tutte le aree, sono drammaticamente insufficienti”.
Serve un impegno comune che dia spazio alle specificità e ai bisogni locali attraverso una regia nazionale. La via è quella di Patti territoriali che coniughino politiche industriali , sostegno alle pmi e investimenti sul sociale, tutela del lavoro a crescita produttiva, formazione a innovazione, trasparenza a legalità. Mai come oggi è forte il dovere di investire sul protagonismo del meridione, dei suoi lavoratori e imprenditori, dei suoi giovani e pensionati. La proposta del sindacato è sul tavolo: sta al Governo, ora, cambiare rotta ed aprire una stagione di coesione e riforme concertate”.