Processo Perseo:assolto l’uomo di fiducia e tuttofare di Giuseppe Giampà

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Lamezia Terme – E’ stato assolto da tutte le accuse Emiliano Fozza, l’uomo di fiducia di Giuseppe Giampà, il padrino dell’omonima cosca, arrestato e, poi,  diventato collaboratore di giustizia fornendo notizie agli inquirenti che nel 2013 misero a segno la famosa operazione “Perseo”, con l’arresto di ben 65 persone. Tra queste anche Fozza, che questa mattina è stato assolto, dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Catanzaro, Giuseppe Perri, dall’accusa di associazione mafiosa, per non aver commesso il fatto e dalle accuse di estorsioni, traffico di armi e stupefacenti, perché il fatto non sussiste. Fozza che nel processo era assistito dall’avvocato Gianluca Careri, fu, dagli inquirenti, considerato uno dei nuovi presunti affiliati al clan Giampa che nel 2005 abbandonò una ditta nel Vibonese dove lavorava per entrare nel gotha della criminalità organizzata cittadina. Diventando, si legge negli atti giudiziari, «l’autista, l’uomo di fiducia e tuttofare di Giuseppe Giampà, suo braccio “sinistro”, attivo nel settore del traffico di droga come corriere, nel settore delle estorsioni per conto della cosca e del boss in particolare, anche in campo prettamente commerciale, mediante l’imposizione di forniture di prodotti alimentari ai vari esercizi commerciali del lametino al posto di quelli tradizionalmente acquistati in precedenza, di qualità inferiore e a prezzi non competitivi».
Per gli investigatori della Mobile catanzarese «Fozza era anche dedito alla penetrazione sul mercato mediante acquisizione di attività economiche in nome e per conto della cosca, provvedendo inoltre con funzioni di corriere al trasporto di armi ed al traffico di sostanze stupefacenti, oltre a fungere da basista in occasione di alcune rapine; attivo nel sostentamento in carcere dei detenuti affiliati alla cosca e nel reperimento dei fondi necessari per l’assistenza legale di Giuseppe Giampà».
A delinearne la figura «quale vero e proprio affiliato» fu lo stesso boss Giuseppe Giampà nelle sue dichiarazioni in cui parlò dei compiti svolti sempre per conto ed in beneficio del clan, sottolineando che «era un uomo di sua fiducia e da considerare un proprio affiliato dal 2005/2006». Il giovane boss pentito raccontò anche i compiti: «Fozza era utilizzato per mantenere i rapporti e le informazioni con consorterie criminali alleate, come Iannazzo-Cracolici-Gentile e con Salvatore Ascone». Insomma, per gli inquirenti alla luce delle dichiarazioni di Giampà, il 44enne nella cosca svolgeva un ruolo di mediatore e come tale doveva essere rispettato dai membri del clan.
Un rispetto dimostrato a Fozza nel giorno in cui vennero celebrati i funerali di suo padre: «Come avviene nella migliore tradizione di mafia dei funerali così come nei matrimoni, i sodali della cosca presenziarono alla cerimonia». Un dato che secondo gli inquirenti «avvalora ulteriormente la tesi secondo la quale Emiliano Fozza sia da ritenersi un emergente di spicco del clan, proprio in considerazione del fatto che al citato funerale abbiano preso parte personaggi del calibro criminale come Vincenzo Bonaddio considerato corregente dell’omonima cosca, Rosario Cappello indicato come responsabile dell’omonima ‘ndrina mafiosa di Bella, Luciano Trovato considerato elemento di spicco dell’omonima ‘ndrina».