Processo Spare Tyre: condannati Giampà e Morello

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Lamezia Terme – Sono stati condannati Davide Giampà e Francesco Morello, accusati di tentato omicidio ai danni di Salvatore Pulice. La sentenza è stata emessa nel tardo pomeriggio di oggi al termine dell’udienza nel corso della quale è stato sentito la presunta vittima. A Giampà, la sezione penale del tribunale lametino in composizione collegiale (Presidente Maria Teresa Carè a latere Francesco Aragona e Annalisa Martire), ha inflitto una condanna a 4 anni e sei mesi di reclusione, mentre a Morello solo quattro anni. Il pubblico ministero, Emanuela Costa, al termine della sua requisitoria aveva chiesto una condanna a quindici anni di carcere per Giampà e dodici per Morello. L’avvocato Francesco Pagliuso, difensore di Giampà, per il suo assistito aveva chiesto l’assoluzione perché l’imputato non ha commesso il fatto e non essendoci la certezza sulla persona che ha esploso i colpi e tantomeno è stata identificata nella persona del Giampà. Anche l’avvocato Nicola Veneziano per il suo assistito aveva chiesto l’assoluzione, e in subordine qualora vi fosse accertata la penale responsabilità ha fatto richiesta di derubricazione del fatto in un’ipotesi di minaccia.
Richieste che il collegio non ha accolto emettendo invece una sentenza di condanna per minaccia grave. Un decreto che in qualche misura fa cadere l’ipotesi del tentato omicidio. Giampà secondo le ipotesi investigative avrebbe tentato di uccidere il Pulice dopo che questo avrebbe fatto un complimento “poco galante” nei confronti della sua compagna. Progetto “omicidiario” che sarebbe fallito i quanto la pistola usata si inceppo e nello stesso tempo Pulice riuscì a fuggire. Per questi motivi, Giampà e Morello furono accusati di tentato omicidio nei confronti di Pulice. Qust’ultimo oggi in aula, comunque, rispondendo alle domande dell’accusa e della difesa, pur ricordando che c’era stato un disguido con il Morello e che Giampà era intervenuto per calmare la situazione, per quanto in tentato omicidio, avvenuto nella Piazza di Bella, ha riferito di non avere visto il Giampà e di non ricordare quanti erano in macchina. Pulice, poi, rispondendo all’avvocato Veneziano ha detto di ricordare nemmeno da quale lato della macchina hanno sparato”. Ma di avere solo sentito lo sparo e essere scappato per ripararsi, come gli altri. Inoltre, ha riferito che era distante dalla macchina e che dopo gli spari non è uscito nessuno dalla macchina dalla quale sono stati esplosi i colpi. Un versione che il Pulice ha in linea di massima quando è stato esaminato dall’avvocato Pagliuso.

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Analisi volta a meglio chiarire, esplorare e a mettere a fuoco i fatti. Ed il Pulice rispondendo alle domande dell’avvocato Pagliusso, difensore di Giampà, ha confermato che in quel periodo faceva uso di sostanze stupefacenti e alcolici così anche quella sera della sparatoria era sotto l’effetto di alcool e stupefacenti. Anche nell’esame dell’avvocato Pagliuso, Pulice ha ricordato che quella sera la sparatoria era stata preceduta da un litigio avvenuto qualche ora prima e che il Giampà era intervenuto per calmare gli animi. Poi Pulice ha ricordato che è andato nella piazza di Bella con degli amici, dichiarando e confermando in aula che al momento in cui ha raccontato i fatti nella conversazione avvenuta in macchina sottoposta ad intercettazione ambientale era sotto l’effetto di alcool e stupefacenti e quello che ha detto erano solo sue deduzioni buttate giù in quel momento e senza fondamento in quanto era sotto l’effetto di stupefacenti e alcool, e dichiara , “ma non ho visto nessuno”. Nella fase finale dell’esame del teste l’avvocato Pagliuso ha evidenziato, in quanto emerso, che la pistola con cui sono stati esplosi i colpi quella sera in piazza è stata trovata ad altra persona. Versione che il Pulice ha confermato nel contro esame del pubblico ministero.