Processo Perseo: ennesimo colpo di scena, emersi agghiaccianti particolari

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Lamezia Terme – Ennesimo colpo di scena all’odierna udienza del processo Perseo, in corso di celebrazione davanti al Tribunale collegiale di Lamezia Terme nei confronti di 22 soggetti accusati di concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo mafioso, riciclaggio ed altro. Durante l’esame di Giovanni Carlo Cortese, in qualità di persona offesa del reato di estorsione, sono emersi dei particolari agghiaccianti sulle minacce che egli avrebbe subito dopo avere reso dichiarazioni alla squadra mobile di Catanzaro, e che gli sarebbero state rivolte non dai soggetti da cui ci si poteva immaginare, ovvero da quelli da lui accusati, ma addirittura -stando alle sue dichiarazioni- da appartenenti alle forze dell’ordine. Per giunta con metodi poco ortodossi. In base a quanto emerso dall’udienza di oggi, Cortese, nel febbraio 2013, fece delle dichiarazioni agli inquirenti di Catanzaro, accusando tutta una serie di soggetti che, a suo avviso, lo avrebbero sottoposto ad estorsione. Tra questi figurerebbero anche Antonio Notarianni, odierno imputato, e Giampaolo Bevilacqua (nei cui confronti il processo è stato celebrato con la forma del giudizio abbreviato condizionato proprio alla escussione del Cortese stesso).

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Nell’imminenza di tale udienza davanti al Tribunale collegiale di Lamezia Terme (presieduto dalla Dottoressa Carè), Cortese -come ha riferito oggi in aula- nel dicembre del 2014 venne fermato da due soggetti che si trovavano a bordo di un’autovettura che gli sembrò in uso alle forze dell’ordine, e che utilizzarono una “paletta” con su scritto Ministero dell’Interno (il che consente di escludere che fossero agenti della Guardia di Finanza e Carabinieri). I due dapprima gli chiesero i documenti e poi, senza neppure guardarli, lo chiamarono per nome chiedendogli di aprire il bagagliaio. In quel frangente, uno dei due uomini gli disse che al processo avrebbe dovuto confermare le dichiarazioni accusatorie che aveva reso in precedenza, dopodiché, agitando in mano una bustina contenente della sostanza bianca, gli dissero che per questa volta avrebbero fatto finta di niente, ma che la prossima volta sarebbe finita diversamente. Bustina che, ovviamente, i due soggetti avevano con loro e che non si trovava  nell’auto condotta dal Cortese. Ciò che rende davvero inquietante tale episodio è che esso non era certamente da ricondurre ai soggetti accusati dal Cortese, i quali non avevano certo interesse affinché egli confermasse al processo le precedenti dichiarazioni, ma ad individui che si trovavano a bordo di un’autovettura ritenuta dallo stesso Cortese in uso alle forze dell’ordine, che avevano utilizzato una “paletta” con su scritto Ministero dell’Interno per fermarlo, e che erano disposti a costruire prove false (trovandogli in auto una bustina con dentro sostanza bianca) pur di farlo arrestare. Effettivamente Cortese  ha riferito oggi in Tribunale che aveva intenzione di specificare le dichiarazioni che aveva reso nel 2013, in quanto da ciò che era trapelato sugli organi di stampa, lui avrebbe accusato soggetti che, invece, non avevano commesso alcuna estorsione ai suoi danni. E tra tali soggetti -che nei verbali di sommarie informazioni del 2013 venivano ingiustamente accusati- vi erano Antonio Notarianni, Giampaolo Bevilacqua ed altri 2. E gli unici ad essere a conoscenza della sua intenzione di rettificare le precedenti dichiarazioni erano i componenti dell’Associazione Antiracket, a cui confidò l’incresciosa vicenda in cui si trovava. Sta di fatto che poi fu minacciato dai due soggetti rimasti ignoti per confermare le precedenti dichiarazioni. Alle ombre si aggiungono altre ombre.

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Cortese ha inoltre dichiarato di avere subito altri 2 episodi altrettanto singolari: prima ha ricevuto una busta anonima contenente un cd con all’interno delle foto e dei verbali di denuncia che aveva sporto in precedenza per dei furti subiti, atti che difficilmente potevano essere in possesso di soggetti appartenenti alla criminalità organizzata. Sta di fatto che, esasperato per tali incresciosi episodi, Cortese  decise a denunciare l’accaduto alla Procura della Repubblica, pensando che così facendo avrebbe potuto chiarire le proprie dichiarazioni rese nel 2013 alla Squadra Mobile di Catanzaro, e sperando che sarebbero cessate le intimidazioni ai suoi danni. Speranza, questa, rimasta vana. Dopo qualche giorno da tale denuncia, Cortese  è stato fisicamente aggredito da due soggetti da lui non conosciuti, i quali lo hanno brutalmente pestato a calci e pugni. Resta allora da chiedersi chi avrebbe avuto interesse a minacciare prima e ad aggredire fisicamente poi, Giovanni Carlo Cortese affinché non ritrattasse le sue precedenti dichiarazioni, come aveva confidato ad alcuni componenti dell’Associazione Antiracket, ma le confermasse in dibattimento? A tale interrogativo dovrà dare risposta la Procura di Lamezia Terme, che ha avviato un procedimento penale a seguito della denuncia sporta dal Cortese nei confronti dei suoi aggressori.