Ragazza mortificata e violentata, il convivente della madre va agli arresti domiciliari

rp_arresto-scalercio-rubino-1-300x200.jpgLamezia Terme – Dopo solo una decina di giorni dal suo arresto, va agli arresti domiciliari, Emilio Giovanni Scalercio, l’uomo accusato di aver violentato e maltrattato la figlia della compagna. Il tribunale della libretà, accogliendo l’istanza del suo legale di fiducia, avvocato Fabrizio Falvo, ha revocato la misura della custodia in carcere con quella meno affltitiva degli arresti domicialiari. Anche alla sua compagna sarbbe stati  concessi gli arresti domiciliari. Mentre la ragazza vittima delle violenze, difesa dall’avvocato Anna Moricca,   da quanto si è appreso, si trova insieme alla sorella che si cura della sua assistenza.

 

SCALERCIO-Emilio-GiovanniL’uomo era stato arrestato,  insieme alla sua convivente Elena Rubino, 55 anni, il12 settemebre scorso dai carabiniri della Compagnia di Lamezia Terme con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale aggravata. La ragazza, affetta da un grave ritardo mentale, secondo quanto hanno accertato i militari dell’Arma era costretta a subire insulti, mortificazioni e violenze sessuali quotidiane.

L’indagine,  che hanno  portato all’arresto della Rubino  e  del  suo convivente Scalercio,  e’ stata condotta sotto la direzione della Procura della Repubblica di Lamezia Terme, mediante l’impiego di un’equipe composta “ad hoc” che ha lavorato in sordina con attivita’ non invasive nei confronti della vittima e l’obiettivo unico di proteggere la stessa e liberarla dalla sua terribile situazione. Giornalmente, secondo i riscontri investigativi, la ragazza avrebbe subito ripetutamente insulti, mortificazioni della persona da parte della madre e del compagno di quest’ultima, consapevoli che la vittima non sarebbe stata creduta e che non avrebbe parlato a causa del suo handicap. In una intercettazione, i militari dell’Arma hanno anche sentito la giovane pronunciare la frase “non ce la faccio piu'” dopo l’ennesima violenza. Le indagini hanno evidenziato che la povera vittima veniva giornalmente e ripetutamente anche abusata sessualmente dall’uomo, con la piena consapevolezza della madre. Una attività quotidiana, al punto che la stessa giovane la considerava ormai come fosse una cosa normale, una consuetudine, un gioco. Sempre nel corso dell’attività sono stati riscontrati altri abusi che sono al vaglio di ulteriori approfondimenti. Le richieste e i riscontri raccolti nel corso del tempo sono stati pienamente condivisi ed accolti dall’autorità giudiziaria che, con apposita ordinanza, ha disposto per entrambi l’arresto. I due sono stati rinchiusi nelle case circondariali di Castrovillari e Vibo Valentia.