Lamezia Terme – “C’è un popolo che cammina nelle tenebre. Non siamo forse noi questo popolo? Quante tenebre ci avvolgono! L’indifferenza di ieri e di oggi, una certa pigrizia, l’indolenza, la rassegnazione, il male sempre in agguato, la lontananza da Dio, le nostre contraddizioni, il nostro peccato…Tutto ciò è tenebra per noi, eppure Dio viene qui, proprio qui come luce”. Lo ha detto il Vescovo Luigi Cantafora nell’aprire le celebrazioni del Santo Natale con la Santa Messa della Notte, come da tradizione, con il canto antico della Kalenda, l’annuncio solenne della nascita di Gesù e dell’incarnazione del Figlio di Dio nella storia dell’umanità, intonato mentre tutta la Chiesa è al buio.
Anche nella Cattedrale di Lamezia è risuonato l’annuncio della nascita del Redentore e, attraverso la liturgia, è riecheggiato il “Gloria” degli angeli che annunciavano ai pastori la nascita del Bambino. Un annuncio che – ha ricordato il Vescovo Cantafora nell’omelia – “fu accolto dai pastori, proprio coloro che avevano meno strumenti culturali, coloro che non erano osservanti della legge. Abbiamo tutto da imparare da loro. Essi ci insegnano la pazienza, l’attesa, l’accoglienza dell’annuncio, la gioia. Sono maestri nella prontezza a muoversi, nel riconoscere il figlio di Dio in quel Bambino adagiato nella mangiatoia, nella semplicità dell’adorazione. I pastori ci dicono che la vita si può spendere per gli altri, che vale la pena sacrificarsi con amore, che la semplicità è la via preferenziale di Dio per mostrarsi, senza orpelli, senza baldacchini, senza finzioni”. La lezione dei Pastori, per il Vescovo di Lamezia è quella che “per accogliere Gesù nella nostra vita, bisogna che ci liberiamo da ogni forma di presunzione e di pretesa di sapere, di conoscere, di credere di essere noi a gestire il mondo e l’esistenza”.
Natale come annuncio di pace e festa dell’accoglienza. Pace e accoglienza che, ha sottolineato ancora il presule, “non è solo assenza di guerre, ma è la capacità, il dono di annullare le guerre che serpeggiano dentro e fuori di noi con la forza dell’amore. Dio viene! Non ostenta la sua Onnipotenza. Lui non alza gli scudi, non si difende, ma dipende da noi, non pretende ma si offre. La pace è un dono dall’alto, un dono di Dio, da accogliere. Natale è allora la festa dell’accoglienza a tanti livelli: accoglienza di noi stessi dei nostri limiti e risorse, accoglienza degli altri con i loro limiti e possibilità, accoglienza dei progetti di Dio anche quando sono così imprevisti, accoglienza della sua volontà, accoglienza dei poveri, accoglienza dell’umanità con tutte le sue differenze”.
Al termine della celebrazione, animata dalla corale “Rorate Coeli Desuper” diretta dal Maestro Attilio Lorenti, il Bambinello è stato deposto nel presepe allestito in Cattedrale.