Lamezia: D’Alessi(Lega), evitare lo smantellamento dell’Ospedale

Lamezia Terme- “Da anni i cittadini del Lametino e del comprensorio, che si estende fino alle province di Vibo e Cosenza, con un bacino d’utenza veramente importante (forse il più importante di tutta la provincia e del capoluogo stesso), si battono per evitare lo smantellamento della sanità cittadina. Come si può pensare che accorpando Il “Giovanni Paolo II” ciò non avvenga? L’attuale gestione dell’unica ASL Catanzaro- Lamezia ha portato risultati positivi? O sono proprio quelli i risultati di cui oggi tutti ci riteniamo insoddisfatti? Su questa falsa riga come ci aspettiamo che, per le aziende ospedaliere, le cose vadano in modo differente? Il nostro pensiero è che, dall’accorpamento, a trarne beneficio potrebbero essere solamente le aziende Pugliese e Ciaccio, a discapito del nosocomio lametino e non certo Lamezia e il suo territorio. La storia, i risultati e i fatti lo evidenziano”. Lo scrive in un comunicato Antonio D’Alessi del Direttivo Lega Lamezia Terme commentando l’incontro sul futuro dell’ospedale “Giovanni Paolo II”, tenutosi nella sala consiliare di Lamezia, che aggiunge: “Quali sono le garanzie che anche l’ospedale Lametino non perda ancora servizi e posti letto? Per quale motivo si dovrebbe avere un unico colosso sanitario anziché più eccellenze che collaborano e concorrono tra di loro per offrire il servizio migliore? I cittadini e l’utenza delle zone più lontane dal capoluogo, come ad es: San Mango, Platania, Nocera, Gizzeria e tutte le altre comunità montane e collinari, ne trarrebbero vantaggio? Forse dimentichiamo che gli attori principali sono e devono rimanere le persone e le comunità che hanno bisogno del servizio e di cure, ponendo al centro dell’attenzione le necessità che questi hanno”.
Per D’Alessi “Non tutti hanno la possibilità e disponibilità di fare centinaia di km per avere accesso alle cure. Dobbiamo, quindi, garantire l’accesso in modo equo alle cure sanitarie, rimanendo il più vicino possibile agli utenti, garantendo “democraticamente” la tutela della salute di tutti i cittadini, abbienti o meno abbienti, evitando che si creino servizi di “serie A e serie B” e, di conseguenza, utenti di “serie A” e “serie B”. Garantire la qualità del servizio ai cittadini non necessariamente implica avere una grossa azienda ospedaliera ma, piuttosto, sviluppare il servizio e migliorare la qualità dell’offerta, potenziare e far crescere la struttura indipendente del lametino che, invece, a causa di gravi carenze strutturali con la conseguente chiusura dei reparti, agevola la mobilità sanitaria verso le strutture del capoluogo e ancora peggio, verso le strutture del settentrione facendo spendere, alla sanità calabrese decine e decine milioni di Euro l’anno, verso aziende del Nord. Abbiamo visto oggi come soluzioni, che dovevano essere temporanee, siano diventate prassi consolidate, con particolare riferimento al commissariamento che ormai dura da anni senza aver portato il risultato sperato, oggi in Calabria i servizi offerti non sono all’altezza di sodisfare la richiesta. Crediamo che sia il momento di cambiare strategia e di investire nel miglioramento e nella qualità dei servizi erogati del “Giovanni Paolo II”. Secondo noi è necessario, quindi, spingere per l’evoluzione della struttura ospedaliera lametina come polo indipendente d’eccellenza; eccellente come i tanti professionisti che prestano, quotidianamente, servizio con passione, sacrificio e con mille disagi e difficoltà, ai quali oggi va il nostro sostegno”.
D’Alessi conclude : “Crediamo ancora che, una gestione sanitaria e amministrativa indipendente, possa favorire l’autonoma scelta di strategie economiche e sanitarie miranti all’eccellenza, rendere in grado di far competere il nostro ospedale con le migliori realtà del Nord (premiando i virtuosismi economici e sanitari) e soprattutto, evitare la migrazione sanitaria che è un male in primis per gli utenti e in secondo luogo per la stessa sanità Calabrese”.