27 anni fa omicidio coniugi Aversa: oggi cerimonia commemorazione

Lamezia Terme – Ricorre il 27° anniversario del duplice omicidio dei coniugi Aversa: il 4 gennaio 1992 il sovrintendente di Polizia Salvatore Aversa e la moglie Lucia Precenzano furono uccisi. Una tragedia che la città di Lamezia non può dimenticare neanche a distanza di anni.
Era una tranquilla e serena serata d’inverno, e Lamezia, così come oggi, era ancora in festa: il ‘91 era stato un anno afflitto da episodi funesti, tra cui lo scioglimento del consiglio comunale per mafia, che per assurdo ci riporta alla triste realtà che anche oggi stiamo vivendo.
Lamezia, per questo e per tanti altri motivi, continua a ricordare l’assassinio del sovraintendente e della moglie: come ogni anno, si è tenuta nel pomeriggio, presso la Cattedrale diocesana, una cerimonia di cordoglio in memoria di quel tragico 4 gennaio 1992.
Il delitto, infatti, sconvolse la città calabrese che si mobilitò, sin da subito, contro la violenza della criminalità organizzata.
Fu una storia intricata, quella del duplice omicidio dei via dei Campioni, i cui contorni più oscuri sono stati chiariti solo dopo 12 anni dall’efferata uccisione. Così come intricata fu la vicenda processuale.
Erano le 18:55, quando i coniugi, Salvatore Aversa e Lucia Precenzano, in via dei Campioni, furono assassinati con una crudele e premeditata azione.
I carabinieri di Lamezia vennero, dunque, informati di una sparatoria in via dei Campioni, e arrivati sul posto trovarono una Peugeot 205 blu, con la portiera anteriore destra aperta, la chiave inserita e il quadro acceso. Con la testa poggiata sul volante c’era il corpo del Sovrintendente Salvatore Aversa, mentre distesa sull’asfalto c’era sua moglie Lucia Precenzano, in fin di vita. Morì dopo il trasporto in ospedale.

 

LE VICENDE PROCESSUALI
Un delitto di mafia spietato, e l’inizio di una vicenda giudiziaria lunga e travagliata, che iniziò il 27 gennaio del 1992 con l’arresto dei due presunti autori materiali del duplice omicidio. La Polizia di Stato, sulla base della testimonianza di Rosetta Cerminara, (supertestimone decorata con medaglia al valore civile il 27 maggio del 1997 dall’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro), arrestò Giuseppe Rizzardi e Renato Molinaro, quest’ultimo morto il 18 giugno del 1997, dopo aver ingerito una dose di droga.
Condannati in primo grado il 13 gennaio 1994, Rizzardi all’ergastolo e Molinaro a 25 anni di reclusione, i due imputati furono assolti il 12 maggio del 1995 dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, dopo sei ore di Camera di Consiglio. Assoluzione riconfermata il 21 maggio del 2002 dalla Corte d’Assise d’appello di Catanzaro. La sentenza dei giudici di appello confermò il giudizio di secondo grado emesso nel dicembre del 1995 da un’altra sezione della stessa Corte d’Assise d’Appello ed annullata dalla Corte di Cassazione per un vizio di forma. Nell’agosto del 1996, sulla base della testimonianze di alcuni pentiti, Rizzardi e Molinaro, allora in attesa di un nuovo giudizio, furono scagionati.
I collaboratori, infatti, indicarono altre persone come mandati e autori del delitto Aversa. Nel febbraio del 2001 furono individuati gli autori materiali dell’omicidio del Sovrintendente di Polizia Salvatore Aversa e della moglie Lucia Precenzano, uccisi su ordine della criminalità organizzata di Lamezia Terme. Gli organizzatori dell’omicidio furono individuati nei due pentiti della sacra corona unita pugliese, Salvatore Chirico e Stefano Speciale, che confermeranno le loro responsabilità davanti al Gip del Tribunale di Catanzaro, nel gennaio del 2002.
Dinanzi al giudice per le indagini preliminari, Maria Carla Sacco, i due collaboratori di giustizia, condannati il 24 aprile del 2002 dal GUP a dieci anni di reclusione, ricostruirono i preparativi e l’attuazione del delitto. Insieme ai due collaboratori di giustizia, furono condannati a 18 anni Cosimo Damiano Serra, accusato di aver partecipato all’organizzazione, e all’ergastolo Antonio Giorgi, che avrebbe dato incarico speciale a Chirico di mettersi a disposizione delle cosche lametine per perseguire l’assassinio del sovrintendente e della moglie.
Nessun rappresentante della ‘ndrangheta lametinavenne punito per l’assassinio della coppia: infatti, il 17 aprile del 1999 furono assolti dalla Corte d’Assise di Catanzaro, dopo quasi tre ore di Camera di Consiglio, “per non aver commesso il fatto”, Francesco Giampa’, Nino Cerra, Giovanni Torcasio, Vincenzo Torcasio, cugino di Giovanni, e Tommaso Mazza, collaboratore di giustizia, coinvolti a vario titolo nel duplice omicidio di via dei Campioni. Per i primi tre, accusati di essere i mandanti del duplice omicidio, il Pubblico Ministero Giancarlo Bianchi, aveva chiesto la condanna all’ergastolo, mentre per gli altri due, accusati di essere gli autori materiali, aveva chiesto l’assoluzione.
Secondo l’accusa, che non ha trovato conferma nella sentenza della Corte d’Assise, il delitto del sovrintendente di Polizia, fu deciso per punire il suo eccessivo zelo nell’attività di indagare contro la criminalità. L’omicidio della moglie sarebbe stato compiuto come segno di ulteriore sfregio nei confronti di Aversa.

LA SUPERTESTE ROSETTA CERMINARA
Un personaggio su tutti segnò la vicenda processuale legata all’omicidio Aversa-Precenzano, la donna che passò in poco tempo da simbolo della lotta alla mafia a testimone mendace. Rosetta Cerminara, protagonista nella prima fase dell’inchiesta, incominciò a perdere credibilità. Infatti nell’agosto del 1996 i magistrati della Dda di Catanzaro che aprirono una nuova inchiesta sul duplice omicidio, sulla base delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, definirono “non rilevante al momento” il ruolo della donna. Ed il 3 gennaio del 2002 la Procura della Repubblica di Catanzaro emise un’informativa di garanzia nei confronti di Rosetta Cerminara. Nel provvedimento firmato dal sostituto procuratore distrettuale Gerardo Dominijanni, vennero ipotizzati i reati di calunnia, truffa e falsa testimonianza. Da eroina e esempio di impegno civile contro la ‘ndrangheta, Rosetta Cerminara passò, dunque, a rivestire il ruolo di presunta calunniatrice. Secondo l’accusa non avrebbe detto la verità. E il 13 dicembre del 2013 il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Catanzaro, Maria Teresa Care’, ha condannato l’ex testimone alla pena di tre anni e quattro mesi di reclusione, all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni ed al risarcimento dei danni nei confronti delle parti civili. Il GUP ha anche disposto la confisca dei beni appartenenti alla Cerminara (che per la sua ‘collaborazione’ con la giustizia venne ricompensata con denaro ed anche con una medaglia d’oro al valor civile), ed ha disposto il pagamento di una provvisionale di 10 mila euro per Giuseppe Rizzardi, altri 10 mila euro per gli eredi di Renato Molinaro e 150 mila euro per il Ministero dell’Interno.

LA PROFANAZIONE DELLA TOMBA DEI DUE CONIUGI
L’omicidio di Aversa e di sua moglie fu segnato da un altro brutto episodio: quello del profanamento delle loro tombe. Considerato un ulteriore sfregio, a due mesi dalla morte: la profanazione della tomba di Aversa era stata consumata nella notte tra il 18 ed il 19 marzo nel piccolo cimitero di Castrolibero, alle porte di Cosenza, dove il sottufficiale di polizia era nato. I corpi dei coniugi furono riesumati, bagnati di benzina e dati alle fiamme. Come se qualcuno avesse voluto ucciderli una seconda volta.

LA CERIMONIA DI COMMEMORAZIONE
Alle 18:30 di oggi 4 gennaio, officiata dal Vescovo di Lamezia Monsignor Luigi Cantafora, nella Cattedrale di Lamezia Terme, si è svolta una solenne celebrazione eucaristica in occasione del 27° anniversario della morte dei due coniugi. Sono stati ricordati alcuni momenti più importanti della loro vita e della loro tragica scomparsa. Aversa viene descritto come un uomo schivo, dalle spiccate capacità investigative. E che diventa nel tempo “un punto di riferimento certo per la gente onesta. Un modello di riferimento contro l’arroganza mafiosa”.Il suo omicidio rimane una profonda ferita mai rimarginata. Alla cerimonia hanno partecipato, accanto ai figli Paolo, Walter e Giulia Aversa,  il  Questore della provincia di Catanzaro, l’ex sindaco di Lamezia Terme, Paolo Mascaro, il componente della Commissione Straordinaria Rosario Fuaro, il capo della Procura della Repubblica di Lamezia Terme, Salvatore Curcio,  autorità militari e civili, rappresentanze del personale della polizia di Stato, dell’Anps, del Comitato che ha organizzato i 50 anni della nascita di Lamezia Terme.
Al termine della cerimonia liturgica è stata deposta presso la stele, ubicata nei pressi del vecchio commissariato di polizia di corso Numistrano, una corona.